IL SUD ON LINE MAGAZINE 63 - Il Sud On Line - 13 maggio 2019 - Page 6

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L'Ue e l'Italia. In attesa di conferme, la cosa certa è che il quadro di riferimento per le decisioni che Bruxelles prenderà prossimamente tiene conto innanzitutto dei conti appena certificati dall'autorità statistica: il 2018 si è chiuso con un mancato aggiustamento strutturale pari a 0,3% del pil (5,3 miliardi) e un peggioramento del debito/Pil dal 131,4% al 132,2%. Che salirà, al132,6% quest'anno. Questi sono gli obiettivi del governo: può darsi che le stime Ue siano peggiori. Ciò significa che, a prima vista, i conti italiani non tornano per cui in vista del giugno, giorno in cui sono attese le valutazioni Ue, si riaccenderanno i fari sul caso Italia.

Scontro M5s-Lega. II livello di volgarità e di violenza nello scambio di accuse sul caso Siri tra vertici del M5S e quelli della Lega ieri ha toccato il fondo. E ora le polemiche all'interno della maggioranza gialloverde si sono alzate di un ulteriore tono, anticipazione di un Consiglio dei ministri, probabilmente mercoledì, sul caso Siri che si preannuncia non certo facile per il premier Giuseppe Conte. In attesa che si consumi il destino del sottosegretario leghista alle Infrastrutture indagato per corruzione, di cui i grillini hanno chiesto la testa mentre la Lega ha giurato che non mollerà se prima non ci sarà un rinvio a giudizio.

Verso il voto europeo. Tutto potrebbe ancora cambiare e gli attuali equilibri di forza stravolti. A 20 giorni dall'apertura delle urne ci sono quasi 9 milioni di italiani che non hanno deciso per chi votare: tra gli incerti più donne (66%), adulti (41%) ed europeisti (55%). Una fetta di elettorato in grado di condizionare i risultati di una tornata che il 68% considera un test politico nazionale. Al momento in cima alle loro preferenze c'è la Lega con il 27%, davanti al Pd (23%).

SETTE GIORNI

7

lunedì

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8

martedì

mercoledì

Caso Siri. Ora Lega e M5S provano a frenare prima che sia troppo tardi. Dopo la domenica degli insulti, volati tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, le squadre dei due vicepremier provano a smorzare i toni per evitare che nel governo si passi alla conta: domani alle 10, infatti, si riunirà il Consiglio dei ministri durante il quale il premier Giuseppe Conte si è impegnato a chiedere la revoca del mandato del sottosegretario leghista Armando Siri, indagato a Roma per corruzione nell'inchiesta sul mini-eolico. Le posizioni di Lega e M5S sono ancora inconciliabili, Di Maio dice che non arretra ma poi avanza con il freno a mano tirato: «Sconsiglierei di arrivare in Consiglio dei ministri». Il presidente del Consiglio ha detto che «in Consiglio dei ministri non ci sarà la conta» e che «anche questo problema troverà una soluzione: non succederà nulla di così clamoroso».

Trump all'attacco sui dazi. Borse giù. Donald Trump minaccia nuovi dazi alla Cina e le Borse affondano, gelate dai timori di una guerra commerciale a tutto campo fra le due superpotenze mondiali. Una battaglia che rischia di soffocare la già debole ripresa economica globale. Digerito lo shock dei tweet del presidente americano, Pechino ha cercato di smorzare i toni: una delegazione cinese sarà comunque a Washington nei prossimi giorni per l'atteso nuovo round di trattative, quello che avrebbe dovuto suggellare la storica intesa entro la fine della settimana. Ora invece la prospettiva paventata da Trump è quella di un inasprimento dei dazi dal 10 al 25% su 200 miliardi di dollari di Made in China entro venerdì. Dopo il crollo dell'Asia, è stata la volta dell'Europa (Parigi -1,18%, Francoforte -1,01% e Madrid -0,7%, tutte sopra i minimi di seduta; Londra era chiusa per festività.

) che tuttavia ha limitato i danni in chiusura grazie alle perdite contenute di Wall Street.

Avvertimento della Commissione Europea: Italia e Germania ultime per crescita.  I numeri diffusi ieri da Bruxelles gelano le ambizionidella manovra d'autunno. Che prima di occuparsi di flat tax, misure perla famiglia e degli altri interventi rilanciatidaquel che restadella campagna elettorale dovrà scalare una montagna che cresce nelle sue dimensioni: almeno 35-40 miliardi da trovare per recuperare le mancate correzioni del deficit degli ultimi due anni e gestire gli aumenti di Iva e accise già messi nei conti.

Il caso Siri oggi in Consiglio dei Ministri. Prevede un confronto, una discussione, ma non un voto. Ha dalla sua parte la legge, che lo autorizza a scrivere da solo un atto giuridicamente completo, inoppugnabile, di natura amministrativa e non legislativa: nella sostanza e nel merito un atto di revoca della nomina del sottosegretario Siri come ha già anticipato qualche giorno fa in conferenza stampa. Quel documento, un decreto del capo del governo, a cui ha lavorato il Segretariato generale di Palazzo Chigi, è già pronto e stamattina Giuseppe Conte lo porterà sul tavolo del Consiglio dei ministri non per metterlo ai voti, ma per leggerlo e informare i ministri presenti. Del resto la legge che lo autorizza a nominare i sottosegretari, anche se rimanda a un decreto del presidente della Repubblica come chiusura di un procedimento amministrativo, dice che le proposte del capo del governo si fanno «sentito» il Consiglio dei ministri. E la stessa regola vale al contrario; anche per la revoca il governo può limitarsi ad ascoltare quello che eventualmente avranno da dire i colleghi di governo, soprattutto della Lega, ma senza che questo infici il procedimento che ha avviato.