IL SUD ON LINE MAGAZINE 63 - Il Sud On Line - 13 maggio 2019 - Page 20

la lettera

un dramma come il mio è negarsi e disattendere ogni aspettativa? Non solo ogni giorno devo affrontare il dolore insormontabile di aver perso un figlio, ma ogni volta che ho chiesto aiuto mi è stata chiusa la porta in faccia, come se il crimine lo avessi commesso io.

Ho sempre lavorato per mantenere i miei figli e qualche volta ‘in nero’, perché la mia regione di nascita e residenza offre poco o niente in termini occupazionali. Ma tiravo avanti. Dopo l’atroce delitto che mi ha strappato il figlio più grande, oltre al dolore e alla tragedia, nessuno mi ha mai più dato la possibilità di lavorare come prima, forse per paura. Così come nessuno si è preoccupato del trauma subito da mia figlia Benedetta che ha assistito all’omicidio di suo fratello Giuseppe. Benedetta da allora non riesce più ad andare a scuola, ma da nessuna istituzione mi sono sentita offrire un supporto psicologico per me e per la mia famiglia, oltre a Benedetta ho un terzo figlio di 13 anni. Ho scritto al presidente Mattarella che non si è degnato neanche di rispondere, figuriamoci di incontrarmi. Così come a Matteo Salvini, ministro degli Interni, si proprio lui, perché ogni giorno so che rischio la vita insieme ai miei figli. Il processo in corte d’Assise contro l’omicida di mio figlio Giuseppe è ancora in corso. E quindi mi domando perché? Cosa è che fa paura? E’ possibile che la ‘ndrangheta mi abbia fatto il vuoto intorno? E tutte le istituzioni che non fanno altro che vantarsi di lotta alla criminalità organizzata, dove sono quando c’è una donna inerme con due figli ancora vivi da portare avanti? Tutti bravi a riempirsi la bocca di belle parole ma poi mi accorgo che forse la criminalità è più potente dello Stato e chissà…forse lo domina. Durante la mia attività con l’associazione Libere Donne avevo già subito altri episodi di criminalità regolarmente denunciati: mi avevano danneggiato l’automobile, avevano messo un ordigno davanti della sede associativa, successivamente avevano distrutto l’interno dei locali facendomi trovare la stanza piena di escrementi di animali, un chiaro messaggio mafioso. Sono certa che mio figlio è stato ammazzato per darmi il segnale definitivo, per bloccare la mia attività in aiuto di donne sole. Lui, Giuseppe, il mio immenso ragazzo di soli 18 anni, è una vittima della criminalità organizzata. Ma a nessuno interessa, nessun politico, nessun presidente, nessun ministro rende merito al coraggio di mio figlio che è morto per salvare la sua famiglia.

Oggi spinta dal significato della Giornata del Coraggio Femminile scrivo questa lettera a voi giornalisti per ricordare che io nonostante tutto non ho paura. Ma che accuso lo Stato di non aver saputo garantire la sicurezza per la mia famiglia e ancora oggi dopo il dramma della morte ingiusta e violenta di mio figlio Giuseppe, non garantisce il suo supporto ed aiuto. Un atto dovuto considerato il mio impegno nel sociale. Oggi l’associazione Libere Donne è aperta ma nel luogo dove si è consumato l’omicidio per paura nessuno si avvicina più, e sono costretta a fare i colloqui “nei bar”, e ad organizzare eventi “da casa” in quanto dopo un anno non abbiamo nessuna telecamera e siamo obbligati a chiuderci dentro con la chiave, quasi come carcerati per le altre tre minacce ricevute in quest’anno, dopo aver riaperto.

Io vivo una situazione di grave disagio in questo momento psicologico, organizzativo e lavorativo.

Non mi resta che chiedere ancora una volta un intervento da parte dello Stato per porter dare ai miei due figli un pò di sicurezza e serenità,un atto dovuto, ripeto, in un caso come il mio. Come in tutti i casi in cui in una famiglia accadono atroci episodi di violenza difficili da superare senza un supporto psicologico, perché ogni vittima innocente di femminicidio, omicidio, violenza sessuale o altro, porta con sé il dolore e disagio di un’intera famiglia, lasciandosi dietro dei veri disabili nell’ affrontare la vita futura. Oggi posso solo dire che la criminalità organizzata ha ottenuto quello che voleva, mi ha sconfitto e faccio appello alle istituzioni per ricevere aiuto e riuscire a fare il mio dovere di madre.