IL SUD ON LINE MAGAZINE 59 - Il Sud On Line - 15 aprile 2019 - Page 19

Quella sui vitalizi è una battaglia tutta concentrata su Camera e Senato per effetto dei 5 Stelle che a inizio settimana hanno riaperto le ostilità proponendo di modificare i regolamenti dei due rami del Parlamento ed equiparare questi trattamenti a quelli dei normali lavoratori. Il Pd cerca di contenere la loro spinta rilanciando il progetto di legge presentato dal renziano Matteo Richetti, che a sua volta propone il ricalcolo col sistema contributivo di tutti gli assegni dei politici, quelli vecchi e quelli futuri. Ed è un palleggio continuo destinato a durare per mesi e che probabilmente finirà solo dopo le elezioni. Tutto il dibattito si è cosi concentrato esclusivamente sui costi dei due rami del Parlamento, che pesano sul bilancio dello Stato per oltre 220 milioni di euro, e sulla possibilità che di qui al 15 settembre i parlamentari della XVII Legislatura arrivino a maturare una pensione di mille euro lordi con appena 4 anni e 6 mesi di contributi, mentre normalmente se ne chiedono almeno 20. L'altro pezzo dello «scandalo», se così lo vogliamo chiamare, ovvero i vitalizi delle Regioni (che pure la proposta Richetti mette nel mirino), resta invece completamente in ombra. Eppure si tratta di una spesa altrettanto consistente.

Un piano per il Sud

Vitalizi, dalle Regioni 150 milioni all'anno

chiesa, e venimmo a sapere quanto segue: Quattrocento anni fa c’era in questo luogo, sulla strada maestra, una porta a volta, che conduceva alla villa del conte di Sant’Anastasia. Di fronte si vedeva all’ombra di un alto castagno un muro con una nicchia, in cui era dipinta un’immagine della Madonna. Il lunedì di Pentecoste dell’anno 1520 alcuni giovanotti del borgo distante cinque miglia da Sant’Anastasia, giocavano sotto l’albero. Uno fa un colpo sbagliato e perde; adirato lancia la palla contro l’immagine della Madonna, la colpisce alla guancia sinistra ed è immobilizzato nell’attimo stesso nella posizione del lancio, ma la Madonna si mette a sanguinare. Il giudice supremo, il conte di Sarno, passa allora a cavallo, e informatosi del fatto fa impiccare all’albero il malfattore. Il miracolo fu presto conosciuto; il numero dei credenti che andavano in pellegrinaggio alla Madonna dell’Arco — così si chiama l’immagine di fronte alla porta - crebbe sempre più, e presto per le ricche offerte, si fu in grado di costruire una cappella con le celle per due eremiti. Ma lo zelo si raffreddò, f‌inché nel 1590, di nuovo il lunedì di Pentecoste, la contadina Aurelia del Prete venne da Sant’Anastasia alla Madonna dell’Arco, per sciogliere il suo voto e per portare agli eremiti un porcellino. La bestia, spaventata dallo strepito della folla presente, le scappa; essa le corre dietro, precipita e grida: «Satana prenda il porcellino e gli eremiti insieme alla «loro Madonna dell’Arco!». Un anno dopo le cadono alla stessa ora e nello stesso luogo le gambe. Essa fa penitenza e ritrova grazia davanti alla Madonna, male gambe erano perdute. Ancor ora le si vede in una gabbia di ferro, presso un pilastro della chiesa.Allora di nuovo fluirono le offerte, e nel 1593 ebbe inizio la Costruzione della chiesa odierna, che è piuttosto considerevole, a cui si aggiunse anche un convento, che era proprietà dei domenicani. Sotto il dominio  francese fu mutato in gran parte in una casa per i poveri. Uno spettacolo sommamente spiacevole si offre in questa chiesa, quello delle vecchie che, apparentemente per devozione, nel fatto per volontà del denaro che ricevono per questo dai Domenicani, leccano, andando carponi dall’altare a una delle porte, una lunga striscia di marmo sudicio, largo due e lungo sei piedi. Quando si alzano, il loro volto è tutto enfiato e paonazzo. Inoltre vi è pure gente che si abbassa a quest’opera solo per penitenza. Così un vecchio pescatore compiè dodici volte in una mattina questo cammino, perché credeva che la Madonna lo avesse liberato da una malattia. Sull’altare maggiore si trova, tra due splendidi candelabri, l’antica effigie della Madonna con la contusione sulla guancia sinistra, ma verso l’uscita una pittura che rappresenta il conte di Sarno con l’empio giocatore di palla. Diamo ora addio alla Madonna dell’Arco, e ritorniamo a Napoli, accompagnati da un’innumere folla. Molti ballano, presi da una gioia selvaggia, la tarantella, mentre altri battono il tamburello, e cantano canzoni giocose e folli, come le ho descritte sopra. Esauriti mutano le parti, e la danza pittorica non soffre alcuna interruzione. Witte racconta di una bella ragazza abruzzese che, presa da una gioia orgiastica, si continuò a muovere per ore, e quando le fu offerto il tamburello, perché si riposasse, scosse la testa in atto di diniego, cosicché i riccioli neri le ;corsero intorno alle guance infocate. Ora incomincia il più bello spettacolo del giorno. Fermiamoci non lontano dal ponte dell’Immacolatella, e assistiamo, verso le sei di sera, al ritorno della maggior parte dei napoletani che stano andati alla festa. Ciò che per istrada era apparso isolatamente e a tratti, è ora condensato nel quadro più completo. I più attraversano in carrozza, nei loro abiti di festa, tutta lacittà, rendono visita alla Madonna di Piedigrotta, perché essa non sia gelosa della sua sorella dell’Arco, e fanno pure un banchetto di frutti di mare allo Scoglio di Mergellina.Anche gli stranieri sono presi dal tripudio di gioia generale e si comportano proprio come gli altri. Ecco le carrozze coi giovani inglesi, a cui le lunghe collane di nocciuole, che si sono legate intorno al cappello, battono continuamente sul volto nella rapida corsa. Dal numero dei venienti si crederebbe che tutta Napoli sia in pellegrinaggio, eppure gli spettatori sono affollati f‌ino al nolo testa su testa; anche tutti i balconi, tutte le f‌inestre e i lastrici sono pieni di gente: molti battono il tamburello e danzano la tarantella sui tetti. Il baccanale dura f‌ino a tarda lotte Ora coloro che vanno in carrozza accendono le canlele che f‌issano alle sbarre intorno alle immagini sacre o pongono sui mobili altari, e fanno sulle carrozze piccoli fuochi d’artifizio. Così attraversano le strade principali della città in varie direzioni, per mostrarsi dappertutto.Chi fu così infelice da non poter prender parte a questa festa, ha almeno visitato a piedi una chiesa dei sobborghi, o è stato testimone dell’arrivo dei pellegrini. Parenti o conoscenti gli'portano doni dalla Madonna dell’Arco, che sono custoditi accuratamente durante l’anno, poiché proteggono la casa dalla sventura.Questa è una festa popolare italiana. Ti meraviglierai se ti dico che i napoletani nel contratto nuziale devono impegnarsi a condurre le loro mogli ogni anno alla festa della Madonna dell’Arco?