IL SUD ON LINE MAGAZINE 59 - Il Sud On Line - 15 aprile 2019 - Page 16

Il borghese napoletano, quando può mettere insieme un paio di scudi, fa verso la Pentecoste, con tutta la sua famiglia, un viaggio di piacere e di pellegrinaggio, che dura qualche giorno. In questo giro visita molti luoghi, dove hanno luogo feste religiose, vi fa le sue preghiere, compera oggetti sacri e altre cose per ricordo e soprattutto gozzoviglia, per quanto gli permette la borsa.Lascia la città il venerdì sera, e si mette in viaggio di notte per Salerno. La mattina della Pentecoste va a Montevergine presso Avellino, che dista trenta miglia da Napoli. Poiché qui ha luogo la festa principale, si trovano insieme paesani di tutta la Campania felice, e vi è una folla molto maggiore che alla Madonna dell'Arco. I pellegrini visitano in questo giorno anche San Giuliano, dove alcuni ragazzi di contadini su delle corde tese tra gli alberi si fanno scivolare avanti e indietro, per raffigurare gli angeli volanti.Il secondo giorno di Pentecoste si fa un pellegrinaggio alla Madonna dell’Arco. I napoletani ritornano di là per lo più di sera; solo coloro la cui cassa e completamente vuota, di modo che non possono più pagarsi un pranzo, ritornano a casa già il mattino o il pomeriggio. Molti visitano la festa della Madonna dell’Arco. Il Signor Andrea Perini, mio rappezzatore, —- uno dei pochi de suo mestiere che siano grassi — mi ha informato che per il grande giro su Salerno. Montevergine e Madonna dell’Arco occorrono in media otto ducati a persona.Sovente le carrozze sono attaccate con quattro cavalli da posta. Per quanto stentatamente si viva di solito, in questi giorni cessa ogni limitazione. In ogni veicolo si affollanotante persone quanto è possibile. Molti si fanno delle pergole di rami verdi, per proteggersi dai raggi del sole ardente; oppure tendono una copertura di tela bianca, che spesso è provvista di tendine di seta azzurra e rossa e ornata di svariate banderuole e stendardi variopinti. Vedi le donne della borghesia napoletana, che ci vengono incontro di ritorno dalla Madonna dell’Arco, per lo più stranamente addobbate. Molte portano cappelli di feltro neri o bianchi come gli uomini, ornati fantasiosamente di piume e fiori; alcune appaiono perfino in ambito mascherato. Hanno assicurato gli oggettini, che esse hanno comperato in vari luoghi, a lunghi bastoni, che tengono in mano; tutto per far mostra. Sopra questo stendardo festivo appare l’effigie dipinta della Madonna o di un santo, attorno e sotto oscillano lunghe cordicelle di castagne, di nocciuole e di paste, cucchiaini di legno e tamburini, il tutto piccolo come per bambini, e ornato di nastri e di rami. Molti portano anche quei cibi inf‌ilati sui loro cappelli o berretti, specialmente sui rozzi cappelli di paglia, che si comperano in uno dei luoghi di pellegrinaggio.Avanzano anche in lunghe f‌ile a piedi e cantando: il capofila porta la pertica festosamente ornata a festa.Ecco davanti ai nostri occhi il piccolo villaggio, una doppia fila di case con una chiesa e un convento. Nei giorni ordinari dev’esser molto tranquillo, ma che innumere folla si muove ora in su e in giù!Noi ci spingiamo, scansando una schiera di mendicanti, tra la gente, le carrozze e gli asini, e ci dirigiamo verso la chiesa. Qui la folla è molto fitta, anche se la funzione principale, che ha già avuto luogo verso le undici, è teminata. Effigi che rappresentano il papa e varii santi, reliquie imitate, immagini del purgatorio, giocattoli, leccornie si vendono in gran quantità davanti alla chiesa.Acquaioli offrono le loro bevande; venditori di formaggi e mozzarelle gridano la loro merce, e fiaschi di vino invitano da ogni parte a bere. Il pio napoletano fa in questo giorno le sue devozioni davanti all'altare della Madonna dell’Arco, e compera in chiesa da un monaco una faschetta di olio santo per quattro carlini —_ un guadagno considerevole per i domenicani del convento a cui appartiene la chiesa.L’immagine della Madonna è miracolosa; ciò attestano migliaia di piccole pitture votive, di cui le pareti della chiesa sono coperte f‌in su in alto. Vedi uomini gravemente ammalati sotto violenti temporali, sopra mari in tempesta, in mano ad assassini o in altri periodi di vita, da cui la Madonna che essi hanno invocato, li ha salvati. Vedi una quantità di braccia, di gambe, di teste, interi bambini di cera o d’argento, che sono appesi anch’essi come doni votivi.Destano la nostra attenzione molte palle fissate ai muri. Un monaco, che noi interroghiamo, ci dice che sono bombe che una volta un sultano aveva mandato al convento, nascoste in enormi candele di cera, con la preghiera di accendere le candele in onore della Madonna davanti alla sua immagine. «Ma la scaltrezza dell’inferno», così chiude il domenicano la sua relazione, «fu sventata. Il priore accese le candele ed esse non bruciarono. Si fecero ricerche e si trovarono quelle bombe riempite di polvere». In seguito noi facemmo ricerche sulla storia della patrona della chiesa, e venimmo a sapere quanto segue: Quattrocento anni fa c’era in questo luogo, sulla strada maestra, una porta a volta, che conduceva alla villa del conte di Sant’Anastasia. Di fronte si vedeva all’ombra di un alto castagno un muro con una nicchia, in cui era dipinta un’immagine della Madonna. Il lunedì di Pentecoste dell’anno 1520 alcuni giovanotti del borgo distante cinque miglia da Sant’Anastasia, giocavano sotto l’albero. Uno fa un colpo sbagliato e perde; adirato lancia la palla contro l’immagine della Madonna, la colpisce alla guancia sinistra ed è immobilizzato nell’attimo stesso nella posizione del lancio, ma la Madonna si mette a sanguinare. Il giudice supremo, il conte di Sarno, passa allora a cavallo, e informatosi del fatto fa impiccare all’albero il malfattore. Il miracolo fu presto conosciuto; il numero dei credenti che andavano in pellegrinaggio alla Madonna dell’Arco — così si chiama l’immagine di fronte alla porta - crebbe sempre più, e presto per le ricche offerte, si fu in grado di costruire una cappella con le celle per due eremiti. Ma lo zelo si raffreddò, f‌inché nel 1590, di nuovo il lunedì di Pentecoste, la contadina Aurelia del Prete venne da Sant’Anastasia alla Madonna dell’Arco, per sciogliere il suo voto e per portare agli eremiti un porcellino. La bestia, spaventata dallo strepito della folla presente, le scappa; essa le corre dietro, precipita e grida: «Satana prenda il porcellino e gli eremiti insieme alla «loro Madonna dell’Arco!». Un anno dopo le cadono alla stessa ora e nello stesso luogo le gambe. Essa fa penitenza e ritrova grazia davanti alla Madonna, male gambe erano perdute. Ancor ora le si vede in una gabbia di ferro, presso un pilastro della chiesa.Allora di nuovo fluirono le offerte, e nel 1593 ebbe inizio la Costruzione della chiesa odierna, che è piuttosto considerevole, a cui si aggiunse anche un convento, che era proprietà dei domenicani. Sotto il dominio  francese fu mutato in gran parte in una casa per i poveri. Uno spettacolo sommamente spiacevole si offre in questa chiesa, quello delle vecchie che, apparentemente per devozione, nel fatto per volontà del denaro che ricevono per questo dai Domenicani, leccano, andando carponi dall’altare a una delle porte, una lunga striscia di marmo sudicio, largo due e lungo sei piedi. Quando si alzano, il loro volto è tutto enfiato e paonazzo. Inoltre vi è pure gente che si abbassa a quest’opera solo per penitenza. Così un vecchio pescatore compiè dodici volte in una mattina questo cammino, perché credeva che la Madonna lo avesse liberato da una malattia. Sull’altare maggiore si trova, tra due splendidi candelabri, l’antica effigie della Madonna con la contusione sulla guancia sinistra, ma verso l’uscita una pittura che rappresenta il conte di Sarno con l’empio giocatore di palla. Diamo ora addio alla Madonna dell’Arco, e ritorniamo a Napoli, accompagnati da un’innumere folla. Molti ballano, presi da una gioia selvaggia, la tarantella, mentre altri battono il tamburello, e cantano canzoni giocose e folli, come le ho descritte sopra. Esauriti mutano le parti, e la danza pittorica non soffre alcuna interruzione. Witte racconta di una bella ragazza abruzzese che, presa da una gioia orgiastica, si continuò a muovere per ore, e quando le fu offerto il tamburello, perché si riposasse, scosse la testa in atto di diniego, cosicché i riccioli neri le ;corsero intorno alle guance infocate. Ora incomincia il più bello spettacolo del giorno. Fermiamoci non lontano dal ponte dell’Immacolatella, e assistiamo, verso le sei di sera, al ritorno della maggior parte dei napoletani che stano andati alla festa. Ciò che per istrada era apparso isolatamente e a tratti, è ora condensato nel quadro più completo. I più attraversano in carrozza, nei loro abiti di festa, tutta lacittà, rendono visita alla Madonna di Piedigrotta, perché essa non sia gelosa della sua sorella dell’Arco, e fanno pure un banchetto di frutti di mare allo Scoglio di Mergellina.Anche gli stranieri sono presi dal tripudio di gioia generale e si comportano proprio come gli altri. Ecco le carrozze coi giovani inglesi, a cui le lunghe collane di nocciuole, che si sono legate intorno al cappello, battono continuamente sul volto nella rapida corsa. Dal numero dei venienti si crederebbe che tutta Napoli sia in pellegrinaggio, eppure gli spettatori sono affollati f‌ino al nolo testa su testa; anche tutti i balconi, tutte le f‌inestre e i lastrici sono pieni di gente: molti battono il tamburello e danzano la tarantella sui tetti. Il baccanale dura f‌ino a tarda lotte Ora coloro che vanno in carrozza accendono le canlele che f‌issano alle sbarre intorno alle immagini sacre o pongono sui mobili altari, e fanno sulle carrozze piccoli fuochi d’artifizio. Così attraversano le strade principali della città in varie direzioni, per mostrarsi dappertutto.Chi fu così infelice da non poter prender parte a questa festa, ha almeno visitato a piedi una chiesa dei sobborghi, o è stato testimone dell’arrivo dei pellegrini. Parenti o conoscenti gli'portano doni dalla Madonna dell’Arco, che sono custoditi accuratamente durante l’anno, poiché proteggono la casa dalla sventura.Questa è una festa popolare italiana. Ti meraviglierai se ti dico che i napoletani nel contratto nuziale devono impegnarsi a condurre le loro mogli ogni anno alla festa della Madonna dell’Arco?

Un anno di feste

Viaggio del nostro settimanale alla scoperta delle tradizioni del Regno di Napoli

La Pentecoste

da Montevergine alla

Madonna dell'Arco

Questa è l’immagine del soldato borbonico tramandatoci dalla storiografia ufficiale postunitaria: ignorante, furbastro e soprattutto pavido con zero capacità militari, preoccupato solo di salvare la pelle e chi si è visto si è visto.

Dagli Stati Uniti d’America ci viene la lezione sul rispetto per il nemico militarmente sconfitto. Quando finì la Guerra di Secessione ( dal 12 aprile 1861 al 26 maggio 1865), di poco successiva all’impresa dei mille, i vincitori non dileggiarono i vinti, me ne riconobbero il valore e cercarono di colmare le fratture create nel frattempo. Non solo, la narrativa e la filmografia americana successiva ci mostra la reale volontà di ricomposizione fra nordisti e sudisti in quanto appartenenti ad un unico Stato. Più volte nelle guerre successive i marine andarono a combattere custodendo nello zaino la Dixie Flag, la bandiera del Sud, senza essere dileggiati. Immaginiamo un soldato meridionale in missione all’estero che porti una bandiera borbonica. Non oso pensare che gli succederebbe ( ma potrebbe finire anche al Grande Fratello!). Una corazzata è stata battezzata Lee dal nome del generale sudista. Una nave da guerra italiana con il nome di un generale borbonico è a tutt’oggi impensabile. Da noi la ricomposizione avvenne dal basso nella prima guerra mondiale.

Ferdinando II, sotto questo aspetto fu più illuminato di Vittorio Emanuele II rendendo pubblico riconoscimento ai soldati napoletani che avevano combattuto sotto Gioacchino Murat.

I soldati del regno furono, fatte le debite eccezioni, il contrario dall’immagine stereotipata tramandateci.

Il rinnovamento delle forze armate delle Due Sicilie ebbe inizio con l’ammiraglio irlandese John Acton, conosciuto altrimenti come funesto ispiratore della regina Maria Carolina, voluto nei gossip suo amante addirittura. Riorganizzò prima la marina e poi l’esercito, curando la formazione della classe degli ufficiali – quasi inesistente in quel momento – che conoscesse veramente il mestiere delle armi. A questo scopo istituì nel 1786 la”Reale Accademia Militare”, che il 18 novembre 1787 iniziò i propri corsi nell’ex collegio dei Gesuiti presso la chiesa dell’Annunziatella a Pizzofalcone.

Re Ferdinando si fece promotore di una legge sul reclutamento completa ed esauriente e migliorò moltissimo il sistema disciplinare, l’armamento e l’equipaggiamento. I soldati napoletani parteciparono a tutte le battaglie risorgimentali, alla spedizione in Russia e seppero morire con onore e gloria sia nella battaglia di Caiazzo e di quella successiva del Volturno e nell’assedio di Gaeta.

Da “Storia di un Regno Maltrattato”