Il Democratico Dicembre

Accogliere si può e si deve. Senza paura Quando un venerdì sera come gli altri 130 giovani vengono sterminati nei loro bar e nei loro ristoranti preferiti dalla follia jihadista in una città come Parigi, all’improvviso ti rendi conto, ti devi rendere conto, che qualcosa è cambiato per sempre. Per anni ci siamo abituati a considerare l’impegno politico nei soli termini dell’amministrazione dell’esistente. Quante tasse applicare nei nostri Comuni? Realizzare o no quella tale infrastruttura? Come dare al nostro territorio prospettive di sviluppo e prosperità? Avevamo relegato la guerra al racconto dei nonni, oppure, sempre distratti, alle mute immagini di un irraggiungibile ed indesiderabile altrove trasmesse della televisione. La morte dovuta alle guerre del mondo non ci sembrava così diversa da quella dei personaggi dei film e dei telefilm. La generazione cui io appartengo non ha conosciuto la stagione della guerra né del terrorismo. Da qualche anno tuttavia, abbiamo visto il mondo bussare alle nostre porte. Un’ondata di migranti provenienti dal Medioriente e dal Mediterraneo ha cominciato ad invadere non solo le cronache dei telegiornali, non solo i porti di Lampedusa, ma anche Muzzano, Pettinengo, Occhieppo. Nonostante le sciocche polemiche cominciarono sin da subito sull’opportunità di ospitare ed accogliere, il territorio rispose con un straordinario slancio di volontariato civile e sensibilità sociale. Alcune decine di persone sono state accolte con successo nelle associazioni, dalle famiglie. Poi però le decine di persone sono cambiate. Molte hanno dovuto andarsene, ma ne sono arrivate delle altre, e molte di più. Sono arrivate a Chiavazza, a Pray, a Zimone, a Trivero; poi ai Giardini Zumaglini, all’addiaccio. Sono centinaia. Difficile anche ricostruire la loro storia. Le ingiustizie del sistema di distribuzione della ricchezza mondiale hanno certamente gonfiato le fila dei richiedenti asilo. Qualcuno scappa dalle guerre, quelle guerre lontane… qualcuno dalla fame, dalla povertà o dall’ingiustizia. Comunque scappano; non possono venire in Italia e in Europa con le armi della legge, scelgono quindi i barconi, facendosi strumenti di guadagno nelle mani di sanguinosi trafficanti di uomini. In pochi mesi poi in un villaggio turistico della Tunisia succede il finimondo. Poi un attentato fa tremare una Moschea scita in Arabia Saudita. Non ce ne siamo accorti. Un aereo dei Russi viene abbattuto. Non ce ne siamo accorti molto nemmeno qui. Ad Ankara vengono uccisi in un attentato molti curdi. Cosa c’è di nuovo sotto il sole? A Beirut un attentato uccide decine di persone. Ma alle nostre orecchie, Beirut fa rima con guerra. Che ne sappiamo noi delle ambizioni di normalità, di sicurezza e di pace degli abitanti di Beirut? Niente, non ce ne siamo accorti. (segue a pagina 2)