I PIACERI DELLA VITE NUMERO ZERO - DIC 2016 - Page 70

è soprattutto negli opifici a conduzione familiare e nei contesti domestici che questa antica tradizione ha potuto trasmettersi ed evolversi nel corso del tempo. La quotidiana necessità di impiegare per le infusioni soltanto ingredienti reperiti direttamente sul posto (che oggi chiamiamo “a Km zero”) e i procedimenti tramandati per generazioni hanno infatti permesso a queste “ricette” centenarie tipiche della Ciociaria, di finire nei nostri moderni calici da degustazione. E non è un caso se ultimamente una piccola “cordata” di produttori locali guidati dall’illustreerborista Marco Sarandrea, ha addirittura costituito addirittura un’Associazione no profit al fine di promuovere e valorizzare la “Rattafia”, la nota bevanda che si ottiene dall’infusione idroalcolica di vino rosso con visciole o amarene, che in assoluto rappresenta uno dei più caratteristici liquori della tradizione ciociara. L’obiettivo è quello di arrivare ad ottenere il riconoscimento di “Indicazione Geografica” con lo scopo di dare al prodotto una precisa identità territoriale ed elevarne definitivamente il livello. La “ricetta” della Rattafia IG infatti, prevede soltanto materie prime di altissima qualità, senza aggiunta di coloranti e estratti sintetici. Inoltre, insieme alla frutta e alla spezie utilizzate per le infusioni (come cannella, vaniglia, chiodi di garofano, mandorla amara o altri aromi rigorosamente naturali), dovrà utilizzarsi esclusivamente vino DOCG Cesanese del Piglio o DOC Atina Cabernet. ■ L a Certosa di Trisulti a Collepardo (FR)