I PIACERI DELLA VITE NUMERO ZERO - DIC 2016 - Page 36

Vini complessi da realizzare ma semplici da bere... tempo e dalle mode…” Ecco quindi che i vini di Platinum vogliono innanzitutto essere riconosciuti come vini buoni, nell’accezione più semplice del termine, al di là delle mode del momento, dei vitigni, delle regioni, dei terroir e delle modalità di coltivazioni o vinificazioni. Comunicare vini complessi da realizzare ma semplici da bere in maniera diretta: questa è la “mission” di Platinum. La premessa era dovuta per far comprendere come bisogna porsi davanti a un vino di questa azienda. Noi ci siamo cimentati nei due top di gamma: il “Carattere” e il “Cinquemani”. Mentre stappiamo la bottiglia di “Carattere” subito ci saltano agli occhi due cose. Innanzitutto è evidente la cura per il packaging. L’etichetta, elegante ed evocativa, ci anticipa che nella bottiglia troveremo qualcosa di davvero importante. Del resto anche il nome stesso del vino forse è lì proprio a rimarcarlo. Ma l’aspetto più sorprendente è indicato nel retroetichetta: il vino è catalogato come Vino da Tavola (VDT). In una terra, l’Abruzzo, di grandi DOC e DOCG, questo vino di punta sfoggia la stessa denominazione dei vini di largo consumo. E il motivo è anch’esso riconducibile al concetto stesso di design. Il "Carattere" è infatti un vino concepito e progettato semplicemente per essere buono: alla Platinum, anche se il vino non si "incastra" perfettamente nelle strette maglie di un disciplinare, decidono comunque di produrlo e poi di venderlo sfruttando unicamente la bontà del prodotto. Tecnicamente il “Carattere” è un blend di uve rosse, vinificato in acciaio e affinato in barrique. E’ un vino che racchiude tutto ciò che più ci piace nei grandi rossi italiani: all’inizio sono predominanti i sentori di frutti rossi maturi, ma poi le note di pepe nero e di liquirizia rendono l’esperienza olfattiva molto più complessa ed evoluta. Al palato l’impatto è potente, complesso, morbido e avvolgente e molto, molto persistente. Apriamo poi il “Cinquemani”. Un’altra grande etichetta e un’altra bottiglia davvero importante, addirittura “pesante” (e non solo per lo spessore del vetro). Dentro ci trovi un Montepulciano d’Abruzzo (DOC in questo caso) di grande personalità, armonico e vellutato come pochi vini e con quelle rotondità che rendono gradevole e fresca l’esperienza. Un vino potente e complesso, ma che scende giù con piacere, quasi facendo le fusa. ■ 36