I PIACERI DELLA VITE NUMERO ZERO - DIC 2016 - Page 12

winexport Aspettando il ESPORTARE? SI, MA CON GIUDIZIO E COMPETENZA embra che il mercato del vino in Italia sia in lieve contrazione. Senza addentrarci in lunghe considerazioni macroeconomiche, possiamo dire che, se da un lato stiamo assistendo ad una saturazione del mercato italiano, dall’altro è in corso un processo di selezione dei migliori. Una vera e propria competizione nella quale, negli ultimi anni, c’è stata una certa inflazione di attori. Se alle suddette condizioni sommiamo i problemi sistemici italiani (tempi lunghi nei pagamenti, pericoli finanziari, difficoltà di accesso al credito) risulta ben chiaro perché molte aziende stiano sempre più cercando sfoghi nei mercati internazionali. Purtroppo vendere vino all’estero richiede una solida preparazione, investimenti elevati e una struttura, sia produttiva che commerciale, che abbia la giusta flessibilità. Vuoi per le limitate dimensioni delle aziende vitivinicole italiane, vuoi per una cultura imprenditoriale familistica e tradizionale, molte cantine hanno tuttora un approccio semplicistico alla questione e passano il loro tempo a cercare il “Principe Azzurro” più delle ragazzette ben pettinate delle serie tv di Disney Channel. Il “Principe Azzurro” è la figura mitologica che tutti i produttori cercano per risolvere tutti i problemi. E’ colui che imprimerà la svolta, è colui che li libererà da tutti i ritardi di pagamento tipici italiani. E’ colui che eviterà la fatica enorme di gestire una rete commerciale, vendendo in un sol colpo tutta la produzione di quest’anno alle enoteche di Pechino. E poi il Principe Azzurro è bello, è alto e ordinerà dei bancali di vino pagandoli in contanti. Il Principe Azzurro li adorerà, perché loro fanno il vino migliore del mondo e lui lo sa. Il Principe Azzurro li amerà, perché sono Italiani e lo conquisteranno con 12