I PIACERI DELLA VITE NUMERO 3 - LUGLIO 2017 - Page 84

Il vino: Il Grignolino, il cui nome deriva da “grignola“ grignola” che in piemontese significa “vinacciolo”, è un vino solitamente bevuto giovane. In alcuni casi però, riesce a dare il meglio di sé solo dopo 2-32 3 anni dalla vendemmia... Qualcosa legato alla Corte però ci deve esser stato se è vero che oggi Roma è una delle migliori piazze italiane per la vendita di Grignolino, probabilmente fin dai tempi in cui i “papalini” furono soppiantati dai rigorosi burocrati sabaudi. È storia certa invece il documento datato 1246 e conservato nell’- archivio dei Canonici Agostiniani di Casale Monferrato, con il quale i religiosi contrattualizzavano l’affitto di “terra gerbida per coltivarne buone viti Berbesine”. Fu poi nell’800 che il Conte Gallesio, agronomo di fama, riscontrò che nell’astigiano quelle stesse uve erano chiamate Grignolino: questo probabilmente perché contenevano ben 5 vinaccioli per acino, vinacciolo che in dialetto veniva appunto chiamato “grignola”. Concludeva il Gallesio dicendo che i prezzi erano elevati e perciò era “vino da tavola di tutte le persone agiate”. Ma torniamo al vino. Qualche riga fa si diceva che il difetto di berlo giovane ha rovinato la vita al Grignolino. In realtà esso inizia a dare il meglio di sé dopo 2/3 anni dalla vendemmia, ma questo dipende molto dalla vinificazione e dal terreno su cui si alimenta la vigna. Tanto è vero che 4 produttori della Doc Monferrato casalese, hanno iniziato una sperimentazione di una riserva basata sul fattore tempo e che verrà venduto non prima di 40 mesi dalla vendemmia, dei quali almeno 24 con affinamento in legno. I 4 pionieri hanno vigneti disseminati sui 4 angoli del cuore storico del Grignolino: azienda Vicara e azienda Castello di Uviglie a Rosignano Monferrato, azienda Accornero a Vignale Monferrato e azienda Dealessi a Lu Monferrato. Ora che è nato anche il Consorzio di Tutela, gli esiti della sperimentazione diventeranno con ogni probabilità patrimonio dell’Istituzione che vigilerà sulla Doc, avviando così un nuovo corso e magari un nuovo nome “di territorio”. Ad oggi ci si deve, per così dire, accontentare di verificare l’esito della sperimentazione basata sulle annate 2011/2012, che però già fa intravedere qualcosa di strepitoso: un vino di grande struttura, al pari dei più nobili pinot noir. Ma questa è tutta un’altra storia. ■ 84