I PIACERI DELLA VITE NUMERO 3 - LUGLIO 2017 - Page 32

di crescita, il tessuto produttivo non deve essersi accorto dei radicali cam- biamenti che stavano avvenendo nel mercato del vino italiano sul finire de- gli anni ’80: il consumatore moderno ha iniziato velocemente a preferire la qualità alla quantità, un processo ine- sorabile che ha iniziato a far frenare il consumo totale con ribassi percentuali anche due cifre. E fermare l’inerzia di una macchinone così grande in piena corsa e poi ripartire da capo non è cer- to cosa facile e immediata. Eppure una luce si comincia a vedere. A inizio Maggio siamo stati a Nemi, un incantevole paesino sulle spon- de di un piccolo lago di origi- ne vulcanica dalla profonda bellezza, famoso per la coltivazione delle fragole che qui hanno un profu- mo ed un sapore davve- ro intenso. E durante la manifestazione Borgo di Vino abbiamo potuto assaggiare diversi vini di aziende del Frascati: non sono state poche le piacevoli scoperte e an- che in ciò che ogget- tivamente non era eccezionale abbiamo comunque potuto av- vertire notevoli po- tenzialità ancora non espresse in pieno. Abbiamo pertanto deciso di approfondire il discorso e così abbiamo fissato un appuntamento Paolo Stramacci , neo Presidente del Consorzio di Tutela della Denomina- zione Vini Frascati. Paolo è un ingegne- re settantenne, cordiale e pragmatico che non si nasconde dietro un dito. Subito ci trasmette il suo entusiasmo mentre ci racconta il gran lavoro fatto nel suo primo anno alla guida del Consorzio. Pacatamente ci snocciola la lista degli eventi che sono stati realiz- zati per i 50 anni della Doc; ci parla della sua collaborazione con Rossana Ferraro, giornalista di settore tra le più quotate e addetta alla comunicazione del Consorzio; ci spiega il restyling del marchio e la messa on line di un nuovo 32 sito web istituzionale, un sito moder- no, completo e aggiornato. Tutto il suo lavoro è incentrato, da un lato, sul far conoscere, anzi, riconoscere (nel sen- so di conoscere di nuovo) i rinnovati vini Frascati e, dall’altro, sul portare avanti la battaglia culturale per la ri- cerca della qualità, con alcune le pro- poste di modifiche nel disciplinare per un ulteriore di abbassamento delle re- se. Dopo una lunga chiacchierata ci ac- comodiamo in sala degustazione dove, alla cieca, ci vengono sottoposti 7 vini “ Frascati DOC ”, 14 “ Frascati Superiore DOCG ”, 2 “ Frascati Superiore Riserva DOCG ” e infine, vera “chicca”, anche 3 ben “ Cannellino di Frascati DOCG ”. Dobbiamo dire che assag- giando i vini tutti insieme l’impronta di un territo- rio si vede e si sente. Il disciplinare del Fra- scati parla di un 70% di uve Malvasia Punti- nata oppure Malvasia di Candia detta anche Rossa, entrambi vitigni laziali, con in aggiunta un 30% di Trebbiano, Bombino, Bellone o altri vitigni, come ad esempio il Greco. Tutti i vini risultano estremamente freschi, sapidi e minerali, e lasciano sempre un leggero gusto di mandorle amare. Sono vini non particolarmente com- plessi, ma assolutamente gradevoli. Il problema è che durante una degu- stazione del genere si finisce come sulle montagne russe: si passa velo- cemente da picchi elevati, laddove le caratteristiche proprie del vino sono esaltate, a bassi repentini in quei vini che, pur lasciando trasparire le mede- sime potenzialità, risultano un pochino attenuati. L’immagine che ne è venuta fuori ricor- da quella del dramma di Pirandello dei “ sei personaggi in cerca d’autore ”. I Produttori del vino Frascati hanno la storia, ma devono poterla vivere a fondo per rappresentarla a pieno. 31