Dance&Culture N°1-2-3/2017 D&C16-1-2-3-2017 - Page 41

con sé il cane. Tutto avveniva al buio mentre mia madre temeva che i nazi- sti potessero scoprirci. Credo di essere stato il solo contrariato dalla fine del- la guerra perché non avevo più il mio pubblico. Chi ha scoperto il tuo talento? “Senza aver vissuto il dolore di un cuore spezzato non credo che avrei mai potuto creare Flowers.” A dire il vero ho sempre dovuto pro- pormi. A 10 anni la mia passione per il Teatro e la Danza erano una magnifica osses- sione e mia madre, a quel punto, iniziò a preoccuparsene seriamente. Mi diceva: “Lindsay, per lavorare nel mondo dello spettacolo devi essere un vero talento, un genio, rischi la fame altrimenti.” Mia madre era una donna molto reali- stica e critica, non faceva parte della categoria mamme fanatiche. L’unica cosa che cercava di fare era non in- coraggiarmi, ma neanche scoraggiar- mi. Sperava che io seguissi le orme di mio padre ed era molto preoccupata nel vedermi così determinato a porta- re avanti il mio sogno artistico. Così decise di mandarmi al college militare e questo fu il periodo più nero e orribile della mia vita. Ritengo di es- sere sopravvissuto ad un inferno con marcie, esercizio fisico, troppo caldo d’estate e gelo d’inverno, cibo pessi- mo, educazione rigida, conservatrice, ma io, anche al college, non smisi di intrattenere i miei compagni con le mie performance. Nell’ambiente militare imparai a in- cantare, ipnotizzare, a utilizzare l’arte per porre l’attenzione su di me e così facendo riuscii a godere di un grande rispetto da parte dei miei commilitoni. Il mio numero più famoso in quel perio- do fu la Salomè, una danza un po’ la- sciva al confine con il cabaret. Le mie paghe finivano tutte in ceroni, trucchi e costumi. Quale è stato l’episodio, l’artista, o lo spettacolo che ha segnato particolar- mente o ispirato Lindsay? Il film Scarpette Rosse, il celebre film del 1948 di Michael Powell ed Emeric Pressburger. Avevo solo 10 anni quan- do lo vidi e ancora una volta fu pro- 41