DANCE&CULTURE Magazine n°1/2015 - Page 12

Come si strutturerà la compresenza artistica con il fondatore della Forsythe Company e come vive l’attesa di questo incarico, quando diventerà a tutti gli effetti il Direttore Artistico della Compagnia? Billy sarà il consulente artistico delle sue creazioni. La compagnia ha un contratto con lo stato per questo periodo di transizione da Forsythe a Godani e ci è stato chiesto di presentare almeno una volta l’anno un suo lavoro. Il periodo che sto vivendo dal momento dell’incarico al mio insediamento è tutto speso per la mia preparazione a questo impegno, anche perché subito dopo il mio ingresso ufficiale a settembre, ad ottobre c’è la prima. Per la sua esperienza con Forsythe mi pare di capire che lui desse molto spazio ai giovani. In futuro ha in mente collaborazioni con giovani talenti, ci sono progetti tra la compagnia e realtà giovanile? Billy dava spazio veramente a tutto, è stata un’esperienza meravigliosa, e gli sarò eternamente grato. Quando nell’ambito della compagnia creavo i miei balletti la libertà era totale, potevo agire come fossi un coreografo invitato a lavorare in compagnia. 12 Progetti con i giovani? Sicuramente, assolutamente, anzi… devo focalizzarmi su elementi molto giovani perché la mentalità dell’artista medio è cambiata molto radicalmente negli ultimi 15 anni, gli artisti ora sono molto più veloci e si muovono più liberamente di quindici o venti anni fa; diciamo però che c’è anche una mentalità meno avventurosa, basata più sulla sicurezza sia economica che privata. Io ho intenzione di focalizzarmi su uno squadrone da battaglia fatto di persone avventurose e più che entusiaste. Focalizzarsi sulla gioventù è, direi, proprio naturale e spontaneo, abbiamo bisogno di giovani potenti e capaci. Per quanto riguarda, invece, il panorama coreografico, penso che sia un po’ presto perché è una compagnia d’autore e non una compagnia di repertorio misto come ce ne sono tante. La compagnia si baserà sul mio lavoro e sulla mia persona e desidero eseguire il mio compito al meglio. In un secondo tempo sicuramente troveremo degli spazi anche per giovani coreografi. In un’intervista a Venezia ha detto che vivere, in un certo qual modo, isolato dalla società, grazie all’intenso lavoro che tiene i professionisti della danza chiusi e concentrati nello studio per tante ore al giorno, è un privilegio che salvaguarda la sua integrità artistica ed umana. In genere si pensa all’artista come a colui che più di ogni altro possa avere una visione premonitrice rispetto alla società ed il suo compito debba essere quello di comprendere prima degli altri e di interpretare, mostrare la sua visione prima ancora che gli altri ne abbiano coscienza. C’è chi nella danza italiana non vede una connessione con quanto sta accadendo nella società e allora le chiedo se questo possa essere considerato un bene o un male? Ma, io direi un gran bene, per quello che sta succedendo nella società italiana ultimamente è un gran bene che l’arte non vi sia collegata. Che posizione ritiene che la danza abbia oggi nella società moderna? A livello sociale, popolare, noto che l’interesse verso la danza si è quasi disintegrato negli ultimi vent’anni. Ricordo che negli anni ’80 in Italia c’era il programma televisivo Maratona d’estate. Mi ricordo che lo guardavo con interesse prima ancora che la mia passione per Elemental, Bayerisches Stattsballett 2006 Choreography: Jacopo Godani, Ph. Wilfried Hösl