Confluenze Magazine Nt. 17 n.02 anno 1 marzo 2013 - Page 117

ogni stadi di sviluppo dei tricotteri. La dimensione dell’insetto varia da specie a specie, da una lunghezza da 3 mm fino a 25mm comprese le ali, con corpo a forma cilindrica e colori poco pronunciati. Le antenne sono lunghe circa 2/3 del corpo. Le ali hanno anch’esse colori poco appariscenti, dal bruno al grigio, alle varie tonalità di marrone. Le larve generalmente costruiscono astucci ricoperti di pietruzze del substrato, (larve eruciforme), o con piccoli frammenti vegetali (larve suberuciforme), da qui il nome di portasassi o portalegna. Pochissime specie non costruiscono il fodero trasportabile, queste vengono dette “campodeiforme”. Raggiunto lo stadio di maturazione, le larve si impupano nei loro abitacoli; in breve tempo le pupe mature rompono l’involucro e usando le zampe, nuotano verso la superficie, dove avverrà la trasformazione in insetto completo. La massima predazione si ha sia nel momento della metamorfosi, quando, appunto, le pupe nuotano verso la superficie, sia quando le femmine, cariche di uova, volano sull’acqua per deporle. Il loro impiego in pesca sarà generalmente adatto verso le ore che precedono il crepuscolo, dato che il maggior sfarfallamento avverrà proprio in quel lasso di tempo. Nella costruzione degli artificiali che imitano questi insetti, occorre principalmente definire le loro caratteristiche morfologiche. Le nostre imitazioni si baseranno principalmente sulla taglia, sul tipo di stadio di vita che vogliamo imitare, sul colore, ma anche sulla tipologia di acque nelle quali andremo ad usare la mosca. Un tricottero che depone le uova volerà e si poserà sull’acqua in maniera diversa da un insetto che vi è caduto accidentalmente o che, ormai sfinito dalla deposizione, è catturato dalla tensione superficiale dell’acqua. Se peschiamo in acque mosse, dovremo usare mosche che abbiano un buon galleggiamento, mentre saranno necessarie imitazioni un po’ più esili, se andremo a pescare in acque lente. Le mosche che vi voglio proporre, imitano gli insetti che stanno deponendo le uova e che sono catturati dalla tensione superficiale. Naturalmente occorre che esse siano fatte scivolare sulla superficie dell’acqua per creare la classica “pattinata”. Infatti queste imitazioni devono essere fatte “lavorare” trascinando o rilasciando la coda, o muovendo il vettino della canna per dare vitalità alla mosca. Molti dressing prevedono l’uso di penne prece- dentemente incollate per ottenere ali dalla forma voluta, oppure materiali sintetici sagomati e tagliati, ma in entrambi i casi l’artificiale rimane più o meno rigido, creando non poche problematiche per la costruzione e soprattutto per l’uso in pesca. Personalmente costruisco le mie sedges non usando colle, preferendo materiali naturali quali il Kapok per il corpo, il pelo di capriolo, di lepre e il c.d.c. per le hackles, le penne di gallina per le ali. Sono molto semplici da costruire e usando alcune varianti si possono usare praticamente in tutte le tipologie di acque. Le mosche realizzate, specialmente quelle per acque lente sono molto soffici e le hackles, morbide del pelo di capriolo e della lepre miscelate, garantiranno un ottimo galleggiamento, se siliconate, mentre si potrà avere un piccolo affondamento della mosca qualora questa sia lasciata bagnata. Un discorso a parte occorre fare per gli artificiali che useremo in acque mosse, questi chiaramente dovranno avere una migliore galleggiabilità e inoltre una maggiore visibilità; per questo motivo inserisco sulla testa della mosca alcune fibre di coda di vitello di vari colori, montando le hackles a parachute. Naturalmente, dato che useremo i peli di animali per costruire il collarino della mosca, questo dovrà essere realizzato con il montaggio ad asola. 117 Confluenze Tying