Coelum Astronomia 233 - 2019 - Page 91

Sagittarius A*, il grande sterilizzatore

Sagittarius A* da tempo ormai vive in uno stato di quiete: trangugia e rumina gas e oggetti di passaggio di tanto in tanto, dimentico della voracità del passato. Ma c'è stata un’epoca – situata entro qualche miliardo di anni fa – in cui anche il buco nero nel cuore della Via Lattea era in piena attività, ossia nella sua "fase AGN", vale a dire quando era anch’esso un nucleo galattico attivo.

Possiamo ritenerci fortunati poiché, oltre a divorare tutto quel che agguantano, i buchi neri supermassicci attivi, nei periodi di massimo accrescimento, emettono anche una quantità di radiazione spaventosa, tale da pregiudicare la possibilità di vita in ampie porzioni delle galassie che li ospitano. Proprio della possibilità di vita in quell’epoca difficile e violenta si è occupato uno studio, pubblicato su Scientific Reports, di due astrofisici dell’Università di Roma Tor Vergata, Amedeo Balbi e Francesco Tombesi.

L’idea che esistano regioni della Via Lattea più favorevoli alla vita è stata esplorata in diversi studi negli anni passati: in linea di massima, è meglio non essere troppo vicini al centro galattico, dove la densità di stelle è più alta e c’è maggiore probabilità di capitare vicino a eventi potenzialmente catastrofici, come esplosioni di supernove o gamma ray burst (GRB). Meglio stare

in una zona intermedia, come quella – guarda

caso – in cui si trova il Sole. Lo studio di Balbi e Tombesi espande e rafforza queste conclusioni, mostrando che anche il buco nero centrale può essere stato dannoso per la vita in passato e che quindi sia necessario tenerne conto nel calcolo della zona abitabile galattica.

Ma in che modo Sgr A* può avere avuto impatto sulla vita?

Gli effetti sono principalmente due. Le radiazioni prodotte da Sgr A* possono aver causato l’evaporazione dell’atmosfera di pianeti simili alla Terra, rendendoli meno adatti alla vita. Inoltre, come è noto, le radiazioni ionizzanti sono estremamente dannose per gli organismi viventi, soprattutto quelli più complessi e multicellulari. Perciò, sui pianeti privi di protezione atmosferica, la vita di superficie potrebbe aver subito danni molto gravi, fino ad arrivare alla sterilizzazione completa.

Al momento, la quantità di gas a disposizione nella regione che circonda Sgr A* è probabilmente limitata e non dovremmo preoccuparci di una nuova fase di attività del buco nero. Sicuramente, in tempi molto più lunghi, dell’ordine di alcuni miliardi di anni, quando per esempio la Via Lattea entrerà in collisione con la galassia di Andromeda, i due buchi neri supermassicci nel loro centro potrebbero riattivarsi, grazie all'enorme quantità di gas che verrà messa in moto. In ogni caso, secondo i calcoli dei due ricercatori, la Terra si troverebbe comunque in una regione "sicura", almeno per quanto riguarda le conseguenze più catastrofiche originate dal buco nero centrale.

Tratto da un'intervista di Marco Malaspina (Media INAF) ad Amedeo Balbi e Francesco Tombesi.

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