Coelum Astronomia 233 - 2019 - Page 86

Gravity e EHT a confronto

Sopra. L'animazione del cammino di un raggio di luce incidente attraverso lo strumento GRAVITY. Si noti l'intricata costruzione e la complessa interazione delle varie componenti per i quattro telescopi. Perchè l'interferometria funzioni, i cammini della luce devono potersi sovrapporre con una precisione di una frazione di lunghezza d'onda, meno di un micron. Crediti: MPE

Come per l'esperimento Gravity, anche il consorzio dell'Event Horizon Telescope (EHT) sfrutta l'interferometria per affinare la sua capacità di osservazione. La grande differenza consiste però nel dominio elettromagnetico in cui i due esperimenti operano: se Gravity osserva nell'infrarosso, EHT opera invece nella banda radio, cioè a lunghezze d'onda un migliaio di volte di più lunghe. Gravity inoltre fa affidamento sui quattro telescopi da 8,2 metri dell'European Southern Observatory (ESO), creando un telescopio virtuale di circa 130 metri di diametro, mentre i radiotelescopi che compongono EHT sono più numerosi e sono distribuiti in tutto il mondo. Questo fa sì che la dimensione equivalente del radiotelescopio sia estrema, praticamente grande quanto il nostro pianeta e, inoltre, mentre la Terra ruota i radiotelescopi continuano a scandagliare lo spazio, raccogliendo informazioni in modo continuo. In questo modo EHT ha tentato di registrare un'immagine a lunga posa del buco nero al centro della Via Lattea (che speriamo in futuro di vedere, mentre già abbiamo visto il risultato di quella della vicina galassia M 87, nell'Ammasso della Vergine), registrando l'emissione radio che si origina nell'ISCO, esattamente attorno al buco nero, contrariamente a quanto fa Gravity che analizza la regione di Sgr A* con una precisione sbalorditiva ogni 30 secondi.

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