Coelum Astronomia 233 - 2019 - Page 83

divorando. In altre parole, il gas interstellare che mulinella verso il buco nero risplende, delineando nelle immagini astronomiche il cuore oscuro della nostra galassia che ci appare così come un unico punto di luce infrarossa. Intorno a Sgr A* si muovono infatti numerose stelle disposte su orbite estremamente ellittiche e, allo stesso modo, anche il materiale interstellare, come gas, polveri e plasma. La parte della materia che si trova nel "disco di accrescimento", ossia quella cintura costituita di materia in orbita a velocità relativistiche attorno al buco nero, è al sicuro dalla voracità insaziabile del pozzo gravitazionale, ma tutto ciò che si avvicina troppo è destinato a essere attirato al di là di quell'invisibile linea chiamata "orizzonte degli eventi", che segna il margine del buco nero. Poco prima di questa invisibile linea troviamo quella che gli astrofisici chiamano "orbita circolare stabile più interna" (ISCO, innermost stable circular orbit), che traccia il confine entro il quale la materia può orbitare senza correre il rischio di non sfuggire più all'attrazione gravitazionale.

Nel corso del tempo la sfida osservativa costituita da Sgr A* si è declinata in una sempre più spinta ricerca della massima risoluzione degli elementi che gli orbitano attorno, ossia la ricerca del dettaglio più minuto. Riuscire a rilevare con sempre maggiore dettaglio gli oggetti in rapida orbita attorno al corpo centrale, e sempre più vicino ad esso, è la chiave per vedere, come in un riflesso, il volto del buco nero e determinare quindi le sue fattezze.

Lampi luminosi dal buco nero

Dalla sua scoperta, numerosissime sono state le campagne osservative su Sagittarius A* e le survey condotte con radiotelescopi sparsi in tutto il mondo. Il grande buco nero centrale suscita naturalmente un grande interesse e lo sforzo per riuscire a saperne di più è incessante. Numerosi sono i gruppi di ricerca sparsi in tutto il mondo, tra i quali spiccano il gruppo dell'astrofisica americana Andrea Ghez (UCLA) e il team europeo diretto da Reinhard Genzel del Max Planck Institut per la fisica extraterrestre (MPE) a Garching, in Germania, che hanno usato tecniche sempre più precise e avanzate per risolvere le orbite delle

stelle intorno al centro galattico e il materiale che vortica attorno ad esso.

Nel corso di decenni di osservazione non sono scampati all'acuta attenzione degli astronomi

alcuni rapidi bagliori luminosi che, come dei flash, si originavano proprio dalla regione di Sgr A*. Nel giro di alcuni minuti si poteva osservare un aumento di luminosità localizzato anche di 30 volte. Per

lungo tempo questi lampi di luce hanno costituito un vero mistero, sfuggendo a tutte le spiegazioni possibili.

In un articolo pubblicato su Astronomy & Astrophysics nell'ottobre 2018, un team di ricercatori della collaborazione GRAVITY, guidato da Reinhard Genzel, ha confermato la natura di buco nero di Sagittarius A* grazie all'impiego dello strumento Gravity dell’ESO (European Southern Observatory) installato sul VLTI, l’interferometro del Very Large Telescope situato sul Cerro Paranal,

Andrea Ghez

Reinhard Genzel

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