Coelum Astronomia 233 - 2019 - Page 72

Anche se tutti i media, scientifici e non puntano ora gli occhi all'atteso risultato ottenuto tramite otto potenti radiotelescopi disposti su tutto il globo, a ragion di cronaca è bene riportare che la prima immagine “dettagliata” di un buco nero venne riprodotta ben 40 anni fa, cosa che pochi conoscono e che qui andiamo a raccontare.

Si ritiene che i buchi neri si formino alla fine della vita di stelle di grande massa e, più precisamente, sarebbero il risultato del collasso del loro stesso nucleo. I buchi neri così formati dovrebbero solitamente possedere dimensioni pari ad alcune decine di chilometri e masse pari ad alcune masse solari. Il discorso è diverso per i buchi neri “supermassicci”, dei quali ancora non si conoscono i meccanismi di formazione, anche se le ipotesi sono tante. Che si tratti di buchi neri che hanno continuato a crescere aggregando il materiale nelle loro vicinanze, nati dal collasso di enormi nubi di gas o addirittura ammassi stellari collassati o formatisi nei primi istanti dell’universo a causa delle forti pressioni innescate dal Big Bang, hanno tutti comunque una

caratteristica comune. Tali oggetti vengono definiti “neri” in quanto neanche la stessa luce riesce a sfuggire alla loro potentissima attrazione gravitazionale, portando tali oggetti a divenire del tutto invisibili!

La loro presenza, come abbiamo visto,

può essere denunciata dall'azione del loro campo gravitazionale sul moto delle stelle e sulla materia circostante che cadendo verso il buco nero va a disporsi in una sorta di “disco di

accrescimento”.

Questo e la radiazione X prodotta a seguito del riscaldamento del materiale gassoso nell'impatto con il disco possono essere considerati a tutti gli effetti come la manifestazione indiretta della presenza del buco nero.

La prima simulazione

di un buco nero

di Stefano Schirinzi

Sopra. La storica immagine – virtuale ma altamente realistica – di J. P. Luminet di un buco nero del disco di accrescimento disposto attorno ad un buco nero di taglia stellare: il "mostro" rimane invisibile in quanto celato entro l'orizzonte degli eventi mentre si rende visibile l'asimmetria luminosa del disco di accrescimento, che ruota da sinistra verso destra, dovuta alla concomitanza degli effetti di redshift gravitazionale e Doppler

Sopra. Jean-Pierre Luminet ritratto nel 2009. Crediti: Georges Seguin

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