Coelum Astronomia 233 - 2019 - Page 7

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offrire agli scienziati una nuova finestra sulla formazione dei pianeti e dei sistemi planetari. L’esopianeta è assolutamente inospitale alla vita: l’energia residua dalla sua formazione e un potente effetto serra riscaldano infatti HR8799e alla letale temperatura di circa 1000 °C.

Per la prima volta, l’interferometria ottica è stata utilizzata per rivelare i dettagli di un pianeta extrasolare, e la nuova tecnica ha fornito uno spettro di qualità senza precedenti, ben dieci volte più dettagliato rispetto alle osservazioni precedenti. Le misure sono state in grado di rivelare la composizione dell’atmosfera di HR8799e, che ha subito svelato alcune sorprese.

«La nostra analisi ha dimostrato che HR8799e ha un’atmosfera che contiene molto più monossido di carbonio rispetto al metano, qualcosa che non ci si aspetta dalla chimica di equilibrio», spiega Sylvestre Lacour, ricercatore CNRS all’Osservatorio di Parigi – PSL e all’Istituto Max Planck di fisica extraterrestre (MPE), alla guida del team di ricerca. «Possiamo spiegare al meglio questo risultato sorprendente con venti verticali nella parte superiore dell’atmosfera che

impediscono al monossido di carbonio di reagire con l’idrogeno per formare metano».

L’equipe ha scoperto che l’atmosfera contiene anche nubi ricche di polvere di ferro e di silicati. Combinando questo risultato con l’eccesso di monossido di carbonio, possiamo pensare che l’atmosfera di HR8799e sia sottoposta a una enorme e violenta tempesta.

«Le nostre osservazioni suggeriscono una palla di gas illuminata dall’interno, con raggi di luce calda che turbinano attraverso le zone tempestose di nubi oscure. La convezione sposta

le nuvole di silicati e particelle di ferro, che si disgregano e piovono verso l’interno. Questo è il quadro dell’atmosfera dinamica di un esopianeta gigante alla nascita, sottoposto a complessi processi fisici e chimici», spiega Lacour.

Il risultato si basa sulla serie di incredibili scoperte di GRAVITY, tra cui scoperte eccezionali come l’osservazione effettuata l’anno scorso del gas che turbina al 30% della velocità della luce appena fuori l’orizzonte degli eventi del massiccio buco nero Sgr A*, posto al centro della Via Lattea (leggi l'articolo dedicato in questo stesso numero di Coelum Astronomia a pagina 74).

Si aggiunge ora un nuovo modo di osservare gli esopianeti al già vasto arsenale di metodi disponibili ai telescopi e agli strumenti dell’ESO, aprendo così la strada a molte nuove scoperte di notevole interesse scientifico.

Sotto. Questa panoramica mostra i dintorni della giovane stella HR8799, nella costellazione di Pegaso. L'immagine è stata ottenuta dalla survey DSS2 (Digitized Sky Survey 2). Crediti: ESO/Digitized Sky Survey 2/Davide de Martin.