Coelum Astronomia 233 - 2019 - Page 63

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Ma è una foto o una ricostruzione? Il caso della Crab Nebula

di Paola De Gobbi

Ciriaco Goddi ci ha dato una spiegazione alla questione “si tratta di una foto o di una elaborazione” per ciò che riguarda il buco nero di M 87. Sulla differenza tra immagine e foto, in campo astronomico, già ci sarebbe da disquisire a lungo e tutti gli astrofotografi anche non professionisti lo sanno bene. Le foto astronomiche, oramai, non sono più semplici foto, nemmeno quelle amatoriali. Anche le belle immagini dei grandi telescopi spaziali contengono spesso segnali raccolti anche al di fuori dallo spettro del cosiddetto “visibile”, quello che possiamo vedere con i nostri occhi.

Anche amatorialmente siamo in grado di riprendere nell’infrarosso per esempio. I telescopi professionali, spingendosi ancora più in là, hanno sensori in grado di raccogliere radiazioni estreme fino ad arrivare a lunghezze d’onda piccole come i raggi X o gamma e, all’opposto, talmente ampie che sono necessari strumenti grandi come i radiotelescopi per poterle raccogliere. Come dimenticare la magnifica immagine in varie lunghezze d’onda dal radio ai raggi X della Nebulosa Granchio?

In tutti i casi si tratta di raccogliere segnale, elaborarlo rendendolo poi visibile all’occhio umano. Di mezzo c’è anche una lavorazione fatta per togliere rumore di fondo, radiazione o disturbo non desiderati provenienti da qualcosa posto davanti a ciò che stiamo cercando di riprendere, o interferenze varie… nel nostro piccolo basta pensare al “dark frame” che ogni astrofotografo utilizza per rendere più nitide e pulite le proprie immagini. Ogni immagine viene quindi più o meno pesantemente elaborata per darci poi il risultato finale.

Sono foto? Si, anche se noi non possiamo percepire quell’immagine direttamente con i nostri occhi. Meglio chiamarla “immagine”? Alla fine non fa poi grande differenza!

Quindi chiamatela come volete… basta aver capito che quello che stiamo osservando è qualcosa di “vero”. Sfocato, a bassa risoluzione, anche in falsi colori (ma che riflettono comunque l’energia, o l’intensità, emessa dalle varie zone riprese), ma vero... e straordinario!

Sotto. Le immagini della nebulosa nelle cinque diverse bande dello spettro elettromagnetico, da sinistra: radio, infrarosso, luce visibile, ultravioletto, raggi X.

Sopra. I dati per ottenere questa immagine vengono da cinque diversi telescopi, che osservano il cielo coprendo quasi l'intera ampiezza dello spettro elettromagnetico: dalle onde radio del Karl G. Jansky Very Large Array, all'infrarosso dello Spitzer Space Telescope, dalla luce visibile di Hubble, all'ultravioletto del XMM-Newton Observatory, ai raggi X di Chandra. Crediti: NASA, ESA, NRAO/AUI/NSF and G. Dubner (University of Buenos Aires).