Coelum Astronomia 233 - 2019 - Page 52

L'EHT collega telescopi in tutto il mondo per formare un telescopio virtuale senza precedenti, di dimensioni pari a quelle della Terra, utilizzando la tecnica Interferometrica a Base Molto Ampia (VLBI). Con la tecnica VLBI il segnale emesso dall’oggetto osservato, viene raccolto dai vari radiotelescopi dislocati sulla Terra. Viene quindi calcolata la distanza tra i radiotelescopi del sistema, rilevando la differenza di tempo del segnale in arrivo ai diversi telescopi. Questo consente di effettuare l'osservazione di un oggetto tramite molti radiotelescopi, la sincronizzazione e combinazione dei dati ricevuti offre un risultato simile a quello che si sarebbe avuto con un singolo telescopio di dimensioni pari alla massima distanza tra i telescopi del sistema.

Nell’interferometria tradizionale (come ad

esempio per ALMA o i Radiotelescopi di Medicina), i vari telescopi sono collegati fisicamente tra loro, ma non si potrebbero raggiungere le dimensioni raggiunte da EHT. In questo caso, sebbene i telescopi non siano fisicamente collegati, sono infatti in grado

di sincronizzare i loro dati registrati con orologi atomici – maser di idrogeno – che segnano esattamente il tempo delle osservazioni.

Nel caso di EHT la quantità di dati è stata talmente elevata che non avrebbe potuto viaggiare via cavo verso i supercomputer in cui è stata elaborata. Ogni telescopio dell'EHT ne ha prodotti una tale enorme quantità – circa 350 terabyte al giorno! – che sono stati archiviati su dischi rigidi ad alta prestazione. Questi dati sono stati trasferiti per via aerea a supercomputer altamente specializzati – noti come correlatori – al Max Planck Institute for Radio Astronomy e al MIT Haystack Observatory per essere combinati. Sono stati poi faticosamente convertiti in un'immagine utilizzando nuovi strumenti computazionali sviluppati dalla collaborazione.

Fonte ESO

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La rete interferometrica dei radiotelescopi EHT

A sinistra. Nel video, man mano che la Terra ruota, vediamo in rassegna i radiotelescopi che si attivano in direzione della sorgente. L’essere sparsi in tutto il mondo, oltre ad avere una base grande quanto la Terra, ha permesso a EHT di avere sempre occhi (o meglio dire orecchie) puntate su M 87 praticamente 24 ore su 24.

L'ubicazione di alcuni dei telescopi che compongono l'EHT e le lunghissime basi che li collegano. Crediti: ESO/ L. Calçada