Coelum Astronomia 233 - 2019 - Page 49

www.coelum.com

49

Non fosse bastata la deflessione delle stelle nell'eclisse solare del 1919, la precessione dell'orbita di Mercurio, l'individuazione delle lenti gravitazionali e, nel settembre del 2015, la rilevazione delle onde gravitazionali, abbiamo avuto l’ennesima conferma della validità di quanto Einstein postulò in riferimento agli strani fenomeni che accadono in presenza di campi gravitazionali estremi, come esposto nella sua teoria della Relatività generale, che trovò le prime conferme esattamente 100 anni fa, proprio nello storico esperimento durante l'eclisse del 1919 (e di cui parliamo, per l’occasione, nell’articolo a pagina 96)!

In questo contesto, la parte da padrone la fanno certamente i buchi neri, considerati dalla collettività (anche inesperta di fisica) come qualcosa – è proprio il caso di dirlo – dall'oscuro fascino.

Un po’ come lo stregatto di “Alice nel paese delle meraviglie”, che pur scomparendo manteneva visibile il suo spettrale sorriso furbastro, dei buchi neri – impossibili da “vedere” perché nemmeno la luce non riesce ad evadere dal loro potentissimo campo gravitazionale, rendendoli per l’appunto “neri” – abbiamo finalmente acquisito un'immagine diretta della loro oscura ombra, una “mancanza di luce”, nel “guscio” che li avvolge: un confine chiamato orizzonte degli eventi. Un limite che non ha nulla di tangibile, di toccabile (potessimo idealmente farlo...) ma è sempre stato solo un concetto matematico, astratto: il passaggio tra le leggi della fisica che regolano questo Universo e l'ignoto.

L'immagine tanto discussa è, a tutti gli effetti, la prima ripresa diretta (e non virtuale, come le numerose simulazioni a cui siamo stati a lungo abituati a vedere nei libri e nei film!) di un orizzonte degli eventi di un buco nero, situato nel nucleo di una gigantesca galassia ellittica, chiamata M 87 (o anche Virgo A, sigla che denota la sede anche di una sorgente radio); e neanche tanto vicina se vogliamo... dal momento che la luce (e le onde radio) che oggi percepiamo di questa galassia sono partite ben 54 MILIONI di anni fa!

Giusto per renderci conto dell'eccezionalità di quanto catturato dai radiotelescopi impiegati nel progetto EHT (Event Horizon Telescope), lavorando tutti in serie su segnali polarizzati a lunghezze d'onda millimetriche e submilimetriche, sono riusciti a raggiungere una risoluzione tale da risolvere una moneta da 2 euro sulla superficie della Luna: è l'impressionante potere della radiointerferometria!

L'importanza dell'immagine sta non solo nell'aver rilevato l'inquietante ombra dell'orizzonte degli eventi del buco nero di M 87 ma, quasi paradossalmente, nell'asimmetria della luce di quanto compreso nell'ergosfera di quell'oggetto: quella del disco di accrescimento, formato dal