Coelum Astronomia 233 - 2019 - Page 23

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Frammenti planetari attorno

a una stella morta

Un gruppo di astronomi della University of Warwick, utilizzando il Gran Telescopio Canarias (GTC) a La Palma, ha scoperto la parte sopravvissuta di un pianeta, superstite dei cataclismici eventi seguiti alla morte della sua stella. Il resto planetario è annidato in un disco di polveri e detriti, ciò che rimane attorno alla stella dopo la distruzione degli altri pianeti rocciosi.

Il planetesimo, ricco di ferro e nichel, rappresenta il residuo della devastazione cosmica seguita alla fine della vita della sua stella, identificata con la sigla SDSS J122859.93+104032.9, una nana bianca distante 410 anni luce.

Si ritiene che il planetesimo, con diametro fino a qualche centinaia di chilometri, un tempo fosse parte di un pianeta più grande ed è stato individuato grazie a un anello gassoso che fluiva dal corpo solido, come una sorta di coda di cometa. Il gas potrebbe derivare dal corpo stesso o essersi formato per evaporazione delle polveri, dovuta a collisione tra l’oggetto e piccoli detriti presenti nel disco.

La scoperta, riportata su Science, rappresenta la prima volta in cui è stata utilizzata la spettroscopia per scoprire un corpo solido in orbita attorno a una nana bianca, sfruttando piccole variazioni nella luce emessa dal sistema per identificare gas aggiuntivo, dovuto alla presenza del planetesimo. Un frammento simile era stato infatti già individuato in precedenza grazie alla tecnica dei transiti, utilizzata per individuare pianeti extrasolari. Il vantaggio di questa nuova tecnica spettroscopica è che non è necessario che il frammento orbiti di fronte alla stella, rispetto alla nostra linea di vista, per essere individuato, ma può essere utilizzata anche in configurazioni diverse.

Per quanto riguarda la stella, le nane bianche sono i resti di stelle simili al Sole ma che hanno consumato il combustibile a loro disposizione: dopo aver espulso gli strati gassosi esterni, si lasciano dietro un denso nucleo che si raffredda e cristallizza nel corso del tempo.

«Originariamente la massa della stella dovrebbe essere stata pari a circa 2 masse solari, ma ora la massa della nana bianca residua è appena il 70% della massa del Sole. Inoltre è molto piccola, con dimensione simile a quella della Terra, e queste caratteristiche la rendono estremamente densa. La gravità della nana bianca è così forte che un normale asteroide sarebbe stato distrutto dalla stretta gravitazionale, passando troppo vicino alla stella», spiega Christopher Manser, a guida del team.

Proprio il fatto di aver individuato il planetesimo molto più vicino alla stella di quanto fosse ritenuto possibile, ha fatto ipotizzare che sia molto denso e/o abbia una forza interna che lo tiene insieme. Questo è il motivo per cui i ricercatori ritengono che sia composto in gran parte di ferro e nichel, rendendolo coerente con l’ipotesi che si tratti di un frammento piuttosto massiccio del nucleo di un pianeta più grande (vedi anche la notizia a pagina 22).

di Barbara Bubbi - Universo Astronomia

Sotto. Rappresentazione artistica del frammento planetario in orbita attorno alla nana bianca esplosa, mentre si lascia dietro una coda gassosa. Crediti: University of Warwick/Mark Garlick