Coelum Astronomia 233 - 2019 - Page 163

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aperto e globulare, presenti in entrambi gli emisferi celesti, che fino ad allora nessuno aveva mai catalogato. Al grande ammasso della Chioma – come venne giustamente nominato essendo, con le Iadi e l’associazione di α Persei, tra i più grandi ammassi stellari “evidenti” (tralasciamo qui la corrente in moto dell’Orsa Maggiore) di tutta la volta celeste – l’astronomo attribuì la cento undicesima posizione (in ordine di Ascensione Retta), assumendo quindi come sigla quel Mel 111 con il quale è oggi universalmente conosciuto. È certo strano come tale oggetto, noto fin dall’antichità, non fosse stato fino ad allora in altri ben più famosi cataloghi celesti, come quelli precedentemente compilati da Messier o da Dreyer. A dire il vero, già Melotte ebbe l’idea che qualche effettivo legame potesse esistere tra le stelle del grande ammasso della Chioma, anche per l’unicità di tale gruppo al di fuori della Via Lattea, tuttavia, dovettero passare altri 23 anni affinché la natura di Mel 111 fosse provata.

A definirlo tale fu l’astronomo americano Robert Julius Trumpler, identificando in ben 37 stelle la medesima velocità (pari a 0,02” d'arco/anno) e direzione, rivolta a sudovest verso il Leone.

Le 270 stelle, riconosciute come membri effettivi, sono sparse su un’area pari ad almeno 10 diametri lunari. La luminosità apparente di queste spazia tra la quarta e l’undicesima grandezza, nove delle quali con luminosità compresa tra le magnitudini +6 e +7,4. Il gradiente di concentrazione del gruppo è basso, tanto da non essere visibile alcuna condensazione centrale. Il gruppo è distribuito quasi longitudinalmente, con le componenti più luminose a chiudere il lato orientale.

Mel 111 è composto da stelle relativamente giovani, aventi un’età stimata in 450 milioni di anni: tutte stelle di sequenza principale, alcune delle quali – le componenti più luminose, quelle visibili a occhio nudo – avviate verso la fase finale della fusione dell’idrogeno nel proprio nucleo.

Confrontando Mel 111 con ammassi più noti (ad es. le Pleiadi), risulta che il numero di componenti

Sopra. Un’immagine panoramica sull’Ammasso Stellare della Chioma di Berenice. Crediti: DSS2