Coelum Astronomia 233 - 2019 - Page 14

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Il mistero del metano marziano

di Redazione Media INAF - Media INAF

La sonda Trace Gas Orbiter (TGO) della missione ExoMars analizza l'atmosfera marziana alla ricerca di gas in traccia, tra cui il metano. Crediti: ESA/ATG medialab

Due articoli recentemente pubblicati sulla rivista Nature riportano i primi risultati scientifici ottenuti dagli strumenti a bordo del Trace Gas Orbiter (TGO), il satellite della missione ExoMars in orbita attorno a Marte. Le rilevazioni di TGO sembrerebbero particolarmente sconcertanti poiché non vi sono indicazioni della presenza di metano. La sorpresa consiste nel fatto che, al contrario, la presenza del gas è stata riscontrata in diverse altre analisi sull'atmosfera marziana. Il rover Curiosity della NASA, l'orbiter Mars Express dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e diversi telescopi terrestri hanno infatti rilevato e misurato quantità variabili di metano nel corso degli ultimi 15 anni. Curiosity ha persino rilevato dei cicli stagionali in cui le concentrazioni del gas variano da 0,2 a 0,7 parti per miliardo di volume (ppbv). Nel 2013 il rover ha rilevato un picco di concentrazione di metano che ha raggiunto 5,78 ppbv, confermato successivamente anche dallo strumento Planetary Fourier Spectrometer (PFS) a bordo di Mars Express, in orbita attorno a Marte. Il mistero del metano marziano, uno dei possibili indicatori della presenza di attività legate alla vita (biosignature), si fa sempre più fitto...

«La sonda TGO (Trace Gas Orbiter) di ExoMars attraverso i due spettrometri ad alta precisione Nomad e Acs, ha scandagliato l’atmosfera di Marte a varie latitudini da aprile ad agosto del 2018 non rilevando, in questa fascia spazio-temporale, il metano. Il gas potrebbe però esistere a concentrazioni inferiori rispetto a quelle rilevabili dagli strumenti (0,05 parti per miliardo in volume, o ppbv)», spiegano Giancarlo Bellucci e Giuseppe Etiope, i due ricercatori italiani dell’INAF e dell’INGV che hanno collaborato allo studio.

Tale risultato è solo apparentemente in contrasto con le precedenti rilevazioni di metano e apre a nuove interpretazioni poiché sulla base delle conoscenze attuali, il metano, una volta rilasciato nell’atmosfera di Marte, dovrebbe diffondersi velocemente ovunque, persistendo per alcune centinaia di anni.

«In particolare», prosegue Giancarlo Bellucci dell’INAF, «il metano su Marte sembra apparire e scomparire velocemente, suggerendo la presenza di un meccanismo di distruzione in grado di rimuovere efficientemente tale gas dall’atmosfera. Diversi meccanismi sono già stati proposti e alcuni di questi sembrano essere in grado di spiegare le variazioni spazio-temporali osservate. Tuttavia, si tratta ancora di risultati preliminari di simulazioni o di esperimenti eseguiti in laboratorio su campioni limitati, la cui validità e importanza statistica dovrà essere dimostrata da ulteriori studi». Alcuni ricercatori considerano plausibile la variabilità della presenza di metano nell’atmosfera marziana. «Il metano potrebbe essere prodotto all’interno del pianeta e la sua migrazione e fuoriuscita nell’atmosfera potrebbe avvenire solo in certe zone, geologicamente idonee, specialmente dove esistono faglie e fratture nelle rocce. Abbiamo già verificato in studi precedenti che, come sulla Terra, questa fuoriuscita di gas dalle rocce può essere episodica e saltuaria. Questo spiegherebbe in parte le variazioni di metano rilevate finora. Rimane però l’ipotesi del meccanismo di rimozione rapida del gas dall’atmosfera: questo è l’aspetto da scoprire nel prossimo futuro. Comunque la sonda TGO non rileva metano in concentrazioni al di sotto di 0,05