Coelum Astronomia 233 - 2019 - Page 11

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coautori descrivono infatti le prime osservazioni di pioggia coronale in un tipo di anello magnetico più piccolo, precedentemente trascurato. Non degli "acquazzoni" all’interno delle enormi manifestazioni della corona solare, quindi, ma una pioggerellina costante e insistente molto più vicina alla superficie della stella e decisamente più diffusa, svincolata dalle grandi regioni attive.

Grazie alle immagini scattate dal Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA, la Mason aveva notato una miriade di minuscole strutture magnetiche, che non conosceva. «Erano davvero brillanti e continuavano ad attirare il mio sguardo», racconta. «Quando finalmente gli ho dato un’occhiata c’erano decine di ore di pioggia alla volta».

Nicholeen Viall, fisico solare del Goddard e coautore dello studio, racconta di quel momento: «È venuta alla riunione di gruppo e ha detto: “Non l’ho mai trovata, ma la vedo sempre in queste altre strutture, ma non sono pennacchi”. Io ho subito esclamato: “Fermi tutti... dov’è che l’hai vista?! Non credo che nessuno l’abbia mai vista prima!”».

Gli anelli magnetici individuati, sono decisamente più piccoli di quelli in cui ci si aspettava di vedere pioggia coronale, con grumi di plasma molto più piccoli, ma diffusi su tutta la superficie del Sole. Con una altezza che in alcuni casi raggiunge anche i 50.000 chilometri dalla superficie, sono comunque alti appena il 2% rispetto all’altezza dei pennacchi in cui si stava cercando. Tutto questo fa pensare ai ricercatori che il calore della corona sia più localizzato di quanto ci si aspetti e che questo potrebbe proprio essere il luogo dove si sviluppa. Anche se ancora il "come" di questo

A destra. Una tra le foto più riuscite dell'eclissi di Sole del 1 agosto 2008, combinando la perfetta resa della corona solare, con i suoi pennacchi, con la tecnica della compositazione della luce cinerea del disco lunare. La ripresa è stata ottenuta dalla località di Altay Sun in Mongolia con una Canon 350D modificata al fuoco di un rifrattore Borg-77 ED montato su una Vixen GP-DX alimentata a pannelli solari. Media di 9 scatti in 3 gruppi da 1/500 a 1/4 di secondo. Foto di Marco Bastoni – Parma.

Sopra. Un poster che ritrae la suite di strumenti di cui è dotato l'Osservatorio solare SDO, grazie alla quale è in grado di analizzare e riprendere il nostro Sole in più lunghezze d'onda diverse contemporaneamente. Crediti: NASA/Goddard Space Flight Center Conceptual Image Lab