Coelum Astronomia 233 - 2019 - Page 105

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California, testando i caccia a reazione. Durante un'esercitazione NATO nell'estate del 1956, Collins fu costretto ad espellersi da un F-­86 a causa di un incendio nella cabina di pilotaggio.

Nel 1962, dopo aver visto lo storico volo di John Glenn, Collins fece domanda per diventare astronauta. A quel tempo, la NASA aveva solo sette astronauti – selezionati per il programma Mercury –­ e ne aveva bisogno di altri per il nuovo programma spaziale Gemini, che richiedeva due persone a bordo di ogni capsula. Collins inaspettatamente non superò la prima selezione, ma nel 1963 ripresentò la domanda e superò la selezione della NASA entrando a fare parte del terzo gruppo di astronauti, che volarono tra il 1965 e il 1966, e in seguito nel gruppo di uomini che avrebbe volato fino alla Luna con il programma Apollo.

Alla fine di giugno 1965, Collins ricevette il suo primo incarico, divenendo il pilota di riserva per la missione Gemini 7. Fu il primo del terzo gruppo a

ricevere un incarico e venne poi selezionato come pilota per il volo di Gemini 10 comandato dall’astronauta John Young. Lanciata il 18 luglio 1966, la missione aveva lo scopo di condurre prove di rendez-­vous e di attracco con due veicoli bersaglio Agena. Durante la missione, Collins eseguì due EVA (uscite extraveicolari), trascorrendo più di un'ora fuori dalla capsula. Per la sua prima EVA, Collins non lasciò la capsula Gemini, ma si alzò attraverso il portello con un dispositivo che assomigliava a un sestante. Nella sua biografia ha scritto di essersi sentito in quel momento «come un dio romano in sella nel suo carro».

Poco dopo Gemini 10, Collins fu assegnato all'equipaggio di riserva per il secondo volo Apollo, con il Comandante Frank Borman, il pilota del modulo di

Sopra. Michael Collins, pilota del modulo di comando su Apollo 11. Crediti: NASA.

A sinistra. John Young e Michael Collins,

equipaggio di Gemini X. Crediti: NASA