Coelum Astronomia 231 - 2019 - Page 75

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comunicazione. La paleo-linguistica, scienza che studia le lingue antiche, ci può venire in aiuto in questo caso, permettendoci di capire quali schemi siano alla base di un linguaggio e come essi si possano decifrare pur non avendo termini di paragone moderni. Si pensi ad esempio ai linguaggi Maya o agli antichi ideogrammi mongoli, non ancora del tutto decifrati. Di certo, in questi casi, il fatto che queste lingue antiche siano state sviluppate comunque da esseri umani, seppur in condizioni evolutive e storiche molto differenti dalle nostre, ci fornisce quella base di conoscenza che ci permette di iniziare la decifrazione e la traduzione, cosa però purtroppo non condivisibile nel caso di una lingua aliena.

Sopra. L’Allen Telescope Array usato dal SETI. Crediti: Serge Brunier.

A destra. Uno dei telescopi dell’ESO mentre emette un potente fascio laser verso la volta stellata: il laser è parte integrante dei sistemi di ottica adattiva dei moderni telescopi, un mezzo tecnico utilizzato per migliorare la risoluzione delle immagini acquisite. Crediti: ESO.

Elusivi e fantascientifici tecnomarker?

Nel corso dei decenni sono state formulate numerose ipotesi su come una civiltà aliena evoluta potrebbe manifestare la sua presenza, direttamente o indirettamente. Si tratta per lo più di ipotesi di tecnosignature legate a tecnologie ben distanti da ciò che disponiamo oggi e che per la civiltà umana odierna potrebbero essere solo fantascienza. Anzi, molte nascono proprio dalla fervida immaginazione degli autori di fantascienza. Con un balzo immaginario nel futuro, allora, ipotizzando quindi una civiltà che ha lasciato il proprio pianeta natale per colonizzare e sfruttare le risorse del suo intero sistema planetario, le tracce tecnologiche potrebbero essere ben più facilmente apprezzabili, non solo per via della distribuzione ma anche per le dimensioni.

Harris nel 2002 utilizzando i dati del Compton Gamma Ray Observatory teorizzò in un articolo la possibilità di rivelare grazie al NASA Gamma-Ray Observatory tracce di propulsione ad antimateria per velivoli spaziali a distanze di 300 pc grazie alle emissioni gamma derivanti dal processo.

Forgan & Elvis hanno ipotizzato nel 2011 che la carenza di alcuni metalli nei dischi di detriti stellari possano essere il risultato di attività minerarie di civiltà multiplanetarie. Lo sfruttamento di depositi metallici è, infatti, una delle idee più comuni e plausibili della fantascienza letteraria.