Coelum Astronomia 231 - 2019 - Page 73

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Gli alieni siamo noi

Sopra. Un’immagine ripresa dall’orbita terrestre: si nota chiaramente l’effetto delle infrastrutture umane di illuminazione notturna, un fenomeno ben noto agli appassionati di osservazione del cielo come “inquinamento luminoso”. Crediti: NASA/ESA

L’analisi della civiltà umana rappresenta quindi il punto di partenza e la Terra può essere considerata una palestra di prova per sviluppare e testare le ipotesi sul tipo di segnali che potremmo aspettarci da una civiltà extraterrestre evoluta, come abbiamo visto accade in ogni aspetto della ricerca in astrobiologia.

Nel corso della storia, l’essere umano ha prodotto segni fisici sulla superficie del pianeta che potrebbero essere direttamente osservabili dallo spazio, come megastrutture o, più facilmente, grandi città o alterazioni dell’ambiente naturale.

Nello spazio circostante alla Terra sono inoltre presenti satelliti in orbita e una nuvola di rifiuti tecnologici derivanti dall’attività spaziale. L’illuminazione artificiale è un ulteriore indicatore della presenza di una civiltà tecnologicamente avanzata. Sebbene sulla Terra la produzione totale di energia sia attorno ai 40 TW, essa è solo un centesimo della luce riflessa del Sole ed è quindi di difficile rilevazione per un osservatore esterno. La luce emessa artificialmente verrebbe infatti “inghiottita” dall’immensa luce della stella ospite.

Questi, quindi, sono tutti dettagli visibili solo da distanze relativamente contenute ma l’analisi spettrale della nostra atmosfera e la misura dell’albedo della superficie mostrerebbe chiaramente l’impatto antropico.

Grazie, ad esempio, alla presenza di composti chimici artificiali derivanti ad esempio da idrocarburi, come il metano e l'etano, a cui sono stati sostituiti atomi di idrogeno con atomi di cloro, fluoro o bromo, composti popolarmente chiamati, anche se impropriamente, clorofluorocarburi (CFC). Questo è uno dei risultati