Coelum Astronomia 231 - 2019 - Page 71

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sconvolgente per le conoscenze esoplanetarie dell’epoca! A questo punto sorse spontanea una domanda, che venne molto ben sintetizzata da Enrico Fermi con la sua famosa frase «Dove sono tutti quanti?», formulata in seguito nel suo omonimo paradosso: «Se l'Universo e la nostra galassia pullulano di civiltà sviluppate, dove sono tutte quante?».

Per anni molti scienziati si sono avvicendati per cercare di rispondere a questa spinosa questione e, in uno studio del 2016 pubblicato su Astrobiology, Chopra e Lineweaver ipotizzarono che la vita su altri pianeti possa essersi estinta molto presto.

Ma dove e soprattutto come si cerca una civiltà aliena tecnologicamente avanzata?

I colleghi stimavano Enrico Fermi (1901-1954) per la sua straordinaria capacità di andare dritto al nocciolo di un problema di natura fisica e di descriverlo in parole povere. Lo chiamavano “il Papa”, perché sembrava infallibile. Non meno impressionante era il modo in cui stimava l’ordine di grandezza di una risposta (spesso eseguendo a mente calcoli complessi). Fermi cercò di imprimere questa abilità nei suoi studenti, tanto che era solito formulare, senza preavviso, domande apparentemente senza risposta. Quanti granelli di sabbia ci sono nelle spiagge del mondo? Fino a che distanza può volare un corvo senza fermarsi? Quanti atomi dell’ultimo respiro di Cesare inaliamo ogni volta che ci riempiamo i polmoni? Quanti accordatori di pianoforte ci sono a Chicago? Queste “domande alla Fermi” obbligavano gli studenti a proporre stime approssimative attingendo alla propria conoscenza del mondo e alla propria esperienza quotidiana, piuttosto che a conoscenze teoriche o pregresse.

Un giorno dell’estate del 1950 Fermi si trovava a Los Alamos in compagnia di colleghi come Edward Teller, Herbert York ed Emi Konopinsky. Insieme camminavano verso un vicino ristorante discutendo amabilmente della recente ondata di avvistamenti di “dischi volanti” che si era sparsa nel paese.

Dopo qualche battuta la conversazione si fece seria e i quattro colleghi si chiesero se i dischi volanti potessero o meno superare la velocità della luce. Fermi chiese a Teller quale fosse secondo lui la probabilità di ottenere una dimostrazione del viaggio superluminale entro il 1960. La risposta dell’amico, una possibilità su un milione, non lo convinse: era troppo bassa. Secondo lui si avvicinava di più a una su dieci.

I quattro si sedettero a tavola e il discorso si rivolse ad argomenti più mondani. Poi, nel bel mezzo della conversazione e come piovuto dal cielo, Fermi chiese: “Dove sono tutti quanti?”.

I suoi commensali capirono immediatamente che parlava dei visitatori extraterrestri. E visto che era Fermi a parlare, si resero conto che la domanda era più complessa e profonda di quanto non sembrasse a prima vista. York ricorda che Fermi fece una serie di rapidi calcoli e concluse che dovremmo essere stati visitati già molto tempo fa, e più di una volta.

Il giorno che Fermi chiese: “Dove sono tutti quanti?”