Coelum Astronomia 231 - 2019 - Page 67

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Negli ultimi anni, l’esponenziale tasso di scoperta di esopianeti ha permesso di capire come sia un fatto abbastanza comune che stelle di differenti tipi spettrali, principalmente F, G, K e M, possano avere corpi planetari rocciosi e gassosi che gli orbitano attorno.

Molti di essi sono posizionati all’interno della fascia di abitabilità, in questo caso il pianeta assume l’appellativo di Goldilocks. La zona abitabile, ormai lo sappiamo bene, non è altro che quella regione posta ad una certa distanza dalla stella nella quale un delicato equilibrio fra atmosfera e temperatura può permettere al pianeta roccioso di avere acqua allo stato liquido. E, come abbiamo detto più volte, l’acqua è un elemento fondamentale per garantire alla vita così come la conosciamo di svilupparsi, grazie alle sue ottime proprietà di solvente e di conducibilità elettrica.

Qualora dunque la vita potesse svilupparsi e trovare condizioni favorevoli e ospitali, cosa le impedirebbe di evolvere in forme così evolute da poter generare tecnologia? E se questo è vero, come sarebbe possibile, con le nostre osservazioni, rivelarne la presenza?

Questa è una domanda che si sono posti anche i vertici della NASA, investendo molte speranze e denaro in questo nuovo ramo dell’astrobiologia. A questo scopo è stato creato un neologismo, tecnosignatures, per esprimere un concetto che tanto nuovo, in realtà, non è. Letteralmente tradotto come “tecno-firme”, questo concetto indica la presenza di segni caratteristici di un avanzamento tecnologico artificiale.