Coelum Astronomia 231 - 2019 - Page 60

E adesso? Avrebbe senso mandare una nuova missione su Cerere?

In parte risponde, in una intervista a Science.com, Paul Schenk, della Universities Space Research Association al Lunar and Planetary Institute di Houston: «Credo gli interrogativi che stiamo lasciando aperti richiederebbero di tornare ad analizzare la superficie in profondità, perché dall’orbita non è possibile scoprire molto più di quanto abbiamo già ottenuto». In particolare Schenk troverebbe auspicabile una missione per l’esplorazione del cratere Occator, dimostratosi forse la struttura più significativa per approfondire tutti i meccanismi che hanno agito sul pianeta nano.

Anche se i processi idrotermali che vi si sono svolti difficilmente possono aver consentito la nascita di una qualche forma di vita, anche solo batterica (hanno avuto una durata troppo limitata nel tempo) possono essere importanti come modello semplificato per arrivare a comprendere altri mondi più complessi (come Europa, luna di Giove, o Encelado, luna di Saturno, tra i più promettenti mondi per la ricerca di vita al di fuori della Terra). Conoscere a fondo i processi fisici e chimici che si sono svolti e i materiali coinvolti sarebbe di importanza fondamentale per arrivare a capire ogni tipo di attività idrotermale più complessa che troviamo nel resto del Sistema Solare e per riuscire a fare passi avanti nella soluzione dell’enigma dell’origine della vita.

Al momento non ci sono ancora progetti in corso e quelli che erano stati proposti non hanno avuto un seguito, ma erano tutti progetti ideati e proposti prima che la sonda raggiungesse Cerere… Ora che la missione è conclusa le cose potrebbero cambiare. «Abbiamo solo iniziato a capire Cerere e ci vorrà del tempo per comprendere appieno cosa abbiamo davanti», conclude Schenk. E c’è il tempo per pensare bene a che tipo di missione puntare.

Le misteriose macchie chiare di Cerere

Sulla superficie di Cerere, come abbiamo visto, sono state individuate più di 300 aree chiare, cioè strutture a elevato albedo superficiale. Gli esempi più rappresentativi di questa classe si trovano nel cratere Occator, che ospita due importanti aree luminose.

La prima è Cerealia Facula, esattamente al centro del cratere. Cerealia è costituita da materiale chiaro che copre una fossa larga 10 chilometri, all’interno della quale si trova una piccola cupola. L’albedo di Bond di Cerealia è 0,24, ossia riflette il 24% della luce in arrivo dal Sole.

A est del centro di Occator, invece, ci sono diverse chiazze formate da materiali più diffusi e leggermente meno riflettenti chiamate collettivamente Vinalia Faculae.

Tutto il materiale chiaro nel cratere Occator è risultato composto di carbonato di sodio, un sale dell’acido carbonico che, per formarsi, richiede la presenza di attività idrotermale, quindi di acqua associata a una fonte di calore.

Anche se Cerealia Facula è la zona più luminosa dell’intero Cerere (era già visibile come una chiazza brillante nelle prime riprese dell’HST), vista dall’occhio umano avrebbe lo stesso aspetto di un accumulo di neve sporca. Ci appare così luminosa anche per contrasto con il resto della superficie, per cui tende a saturare le immagini che puntano invece a evidenziare il resto della struttura superficiale.

Che origine possono avere le zone chiare di Occator e perché sono così diverse? Chiaramente le macchie chiare di Occator non possono essere una parte del materiale del piccolo asteroide che, cadendo su Cerere, ha generato il cratere, perché

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