Coelum Astronomia 231 - 2019 - Page 51

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Un mondo nero carbonio

Ma come mai Cerere ha un’albedo così bassa? In altri termini, perché la sua superficie è così scura e poco riflettente?

I dati raccolti dalla missione Dawn, tra cui quelli provenienti dallo strumento VIR (Visible and Infrared mapping spectrometer), lo spettrometro italiano che ha inviato a Terra oltre 11 milioni di immagini e 90 GB di dati, rivelano che la superficie del pianeta sembra essere dominata da materiali con un'alta concentrazione di carbonio, che favorirebbe la colorazione scura della superficie di Cerere, anche se capirne l’origine non è così semplice. La cosa che complica l’analisi è il fatto che la superficie di Cerere si è arricchita di materiali provenienti da meteoriti rocciose tipiche della fascia degli asteroidi, le condriti, e in particolare condriti carbonacee (quindi di provenienza esogena).

Queste compongono più della metà del materiale superficiale del pianeta (circa il 50-60%) ma risultano omogeneamente mischiate con materiale considerato endogeno, prodotto cioè

sul pianeta stesso, caratterizzato anch’esso da un’alta concentrazione di carbonio (ben il 20% in più rispetto a quanto trovato nelle condriti).

Nell’immagine qui a destra vediamo indicati in nero i materiali condritici, mischiati a causa dell’impatto con la superficie con un substrato di fillosilicati, carbonati e magnetite (in verde). Tutti materiali, questi ultimi che sono normalmente il risultato dell’interazione tra roccia e acqua. A questi si aggiungono tracce (in giallo) di materiale organico, probabilmente formatosi in profondità, grazie proprio alla condizioni favorevoli create da una interazione acqua-roccia, e trascinato verso la superficie attraverso le crepe causate dagli

impatti. L’ipotesi è che il pianeta nano si sia formato in un ambiente a basse temperature, forse anche oltre l’orbita di Giove, per poi essere migrato fino al bordo del Sistema Solare interno, nella fascia principale degli asteroidi, dove oggi si trova.

Oltre a questo, i dati disponibili suggeriscono che debba esserci un ulteriore materiale che contribuisce a rendere Cerere così scuro, che i ricercatori ritengono essere carbonio amorfo, una forma di carbonio degradato come conseguenza dell’esposizione all’ambiente esterno e alla radiazione solare.

È interessante notare che specifici composti organici sono stati rilevati localmente vicino a un cratere da impatto denominato Ernutet, supportando l’ipotesi che vi sia una presenza diffusa di sostanze organiche nel sottosuolo superficiale di Cerere, e quindi confermando l’esistenza di attività criovulcanica, per lo meno nel suo passato.