Coelum Astronomia 231 - 2019 - Page 34

Coelum Astronomia

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A sinistra. La piattaforma di atterraggio di Opportunity presso il cratere Eagle (immagine del 17 febbraio 2004). Dopo il touchdown, i controllori di missione ribattezzarono la piattaforma Challenger Memorial Station, in onore degli astronauti morti nel disastro dello Space Shuttle Challenger del gennaio 1986. Crediti: NASA/JPL/Cornell

Dal giorno in cui è arrivato sulla superficie di Marte, il 24 gennaio 2004, gli ingegneri di missione, i piloti del rover e gli scienziati hanno collaborato per superare le sfide che si sono trovati davanti, e per portare Oppy da un sito geologico marziano all’altro. Hanno tracciato strade percorribili su terreni accidentati, in modo che l’esploratore robotico di 174 chili potesse aggirare rocce e massi, arrampicarsi su pendii cosparsi di ghiaia con una pendenza fino a 32 gradi (un record, al di fuori della Terra), sondare la platea dei crateri visitati, le colline sommitali e attraversare i letti di probabili fiumi ormai prosciugati.

Oltre a superare la sua aspettativa di vita di ben 60 volte, Opportunity ha percorso più di 45 chilometri (quando la missione originale prevedeva un viaggio di 1 chilometro), fino al ramo occidentale della Perseverance Valley. Un luogo dal nome che rende senz’altro giustizia alla sua principale caratteristica… la perseveranza.

Il record di durata

Il 19 maggio 2010, Opportunity ha raggiunto i 2.246 Sol di funzionamento, cosa che ha reso questa missione la più lunga in assoluto sulla superficie di Marte, battendo il record di 2.245 Sol della missione Viking 1.