Coelum Astronomia 231 - 2019 - Page 164

Cos’ha di speciale questo libro da renderlo diverso dai pochissimi altri scritti da astronauti di quell’epoca e disponibili in italiano? Innanzitutto lo stile di Cernan, sicuramente “limato” da un giornalista esperto qual è Davis: è assolutamente discorsivo, raramente magniloquente e con un impiego di terminologia tecnica e gergale limitata strettamente alla funzionalità della narrazione. Come lo stesso celeberrimo regista di Apollo 13, Ron Howard, ebbe a dichiarare: «Niente fisica avanzata, niente paroloni scientifici, solo le memorie assolutamente affascinanti del ruolo cruciale avuto da Cernan nella conquista dello spazio». Ciò non significa però che il testo sia esageratamente semplificato, né che il suo linguaggio sia edulcorato. Si tratta semplicemente di un testo da leggere tutto d’un fiato, dal quale traspare chiarissimo, fin dai primi paragrafi, l’altro pregio de “L’ultimo uomo sulla Luna”: la sua schiettezza e immediatezza.

Molti libri scritti da astronauti d’oltreoceano tendono a “premere l’acceleratore” sull’aspetto epico di quelle imprese, alimentando ego sicuramente un po’ ingombranti che talvolta prendono il sopravvento sulla narrazione stessa, risultando in testi stucchevoli e sempre un po’ sopra le righe, con quel carattere da eroe USA senza macchia e senza paura che poco ha a che fare con la realtà dei fatti. Il libro di Cernan è quasi l’opposto: è vero che si tratta di un libro scritto da un astronauta a stelle e strisce ma, a differenza dei suoi colleghi, il comandante dell’Apollo 17 preferisce non nascondere il lato umano delle proprie vicende personali, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con i propri familiari, amici e colleghi.

Forse non sarà poetico come Michael Collins, ma nemmeno spaccone come Buzz Aldrin, né troppo controllato come Neil Armstrong. Quindi molto spazio all’uomo, e poco al superuomo, nelle righe di questo libro in cui vengono portate alla luce l’ambizione e la paura, la gioia e lo stress, la meraviglia per il creato e lo sconforto per le tragedie umane.

Uno dei punti di forza de “L’ultimo uomo sulla Luna” è proprio il rapporto intenso e per certi versi complesso e sfaccettato tra Cernan e la sua famiglia. Come la sua prima moglie Barbara sintetizzò mirabilmente in una frase passata alla storia: «Se credete che andare sulla Luna sia difficile, pensate a com’è per coloro che invece restano sulla Terra». E lo stesso profondo e intenso legame familiare fece sì che lo stesso Cernan lasciasse un segno indelebile sulla Luna, dedicato alla propria figlioletta Tracy, o a dedicare le ultime parole del libro alla propria nipotina Ashley.

E proprio la figlia e la nipote di Cernan hanno scritto appositamente per l’edizione italiana del libro – su richiesta della casa editrice Cartabianca – due toccanti postfazioni, in cui si riassume tutto ciò che il loro padre, e nonno, ha fatto dal 1999 al giorno della sua scomparsa.

Eugene Cernan è uno dei personaggi che più di altri, persino più del primo uomo a mettere piede sulla Luna, incarna l’ideale dell’epoca d’oro dell’astronautica. Questo personaggio non

Crediti: NASA

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