Coelum Astronomia 231 - 2019 - Page 14

Coelum Astronomia

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La supernova che ci asciugò

prima dell’uso

di Giuseppe Fiasconaro – Media INAF

Sopra. I sistemi planetari nati in regioni di formazione stellare dense e massicce ereditano notevoli quantità di alluminio-26, che ne asciuga i “mattoni” prima dell’accrescimento (a sinistra). I pianeti nati invece in regioni di formazione stellare di piccola massa raccolgono numerosi corpi ricchi di acqua ed emergono come mondi oceanici (a destra). Crediti: Thibaut Roger

Il nostro pianeta è coperto per più dei due terzi della superficie di acqua, elemento fondamentale per la vita. Si potrebbe pensare che ce ne sia in abbondanza, ma non è così, o meglio, non è così in termini astronomici. I pianeti rocciosi del Sistema Solare, infatti, appaiono veramente aridi. Se il contenuto d’acqua interna di un pianeta è significativamente maggiore di quello terrestre, il suo mantello – cioè l’involucro che si trova tra la crosta (più superficiale) e il nucleo (più interno) – sarebbe coperto da un oceano profondo caratterizzato da impenetrabili strati di ghiaccio. Strati che, prevenendo processi geochimici, come ad esempio il ciclo del carbonio, impedirebbero la formazione di un clima stabile e delle condizioni favorevoli alla vita sulla superficie. Come si dice in questi casi, il “troppo stroppia”. Ci si chiede, dunque: quali sono i meccanismi in gioco che hanno permesso alla Terra di diventare ciò che è, impedendo che diventasse un mondo oceanico ghiacciato e inospitale?

La risposta è deducibile dai risultati ottenuti dal team di ricerca del National Centre of Competence in Research PlanetS (NCCR PlanetS) utilizzando modelli al computer per simulare la formazione dei pianeti dai loro blocchi di costruzione, i cosiddetti planetesimi: corpi rocciosi e ghiacciati dalle dimensioni di dozzine di chilometri che si formano nel disco di polveri e gas attorno a giovani stelle, e che successivamente – a seguito del processo di accrescimento – diventeranno dei pianeti embrionali.

«Oggi si ritiene che la Terra abbia ereditato la maggior parte della sua acqua dai planetesimi che ne contenevano in quantità relativamente