Coelum Astronomia 231 - 2019 - Page 12

ricevute nei giorni vicini al flyby, ma analizzare più dati ha cambiato significativamente la nostra visione», ha dichiarato Alan Stern. «È più vicino alla realtà dire che la forma di Ultima Thule è più piatta, come un pancake. Ma la cosa più importante, e che queste nuove immagini danno vita a un enigma scientifico relativo a come sia possibile che un simile oggetto si possa essere formato. Non abbiamo mai osservato qualcosa di simile in orbita attorno al Sole».

Nell’animazione qui sotto vediamo la prospettiva di partenza, ottenuta dalle prime immagini che ci sono arrivate a Terra e riprese da una angolazione totalmente differente rispetto a queste ultime, nella seconda parte della simulazione.

Per riuscire a definire nel miglior modo possibile la sagoma del KBO, che comunque ha ancora un buon margine di incertezza, si è anche prestato attenzione alle stelle di fondo visibili in molti fotogrammi, permettendo così una modellazione, in questa simulazione, che si ritiene molto vicina al vero e coerente con quanto osservato da Terra e dalla sonda.

«Mentre la natura stessa di un veloce flyby limita in qualche modo quanto possiamo determinare la reale forma di Ultima Thule, questi nuovi risultati mostrano chiaramente che Ultima e Thule sono molto più piatti di quanto inizialmente ipotizzato e previsto», ha aggiunto Hal Weaver, New Horizons project scientist del Johns Hopkins Applied Physics Laboratory (JHUAPL). «Questo indubbiamente incentiverà nuove teorie sulla formazione planetesimale nel primo Sistema Solare».

Non ci resta che attendere ulteriori immagini, alla scoperta di quello che, al momento, è il più lontano oggetto del Sistema Solare mai ripreso a distanza ravvicinata da una sonda.

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Crediti: NASA / Johns Hopkins Applied Physics Laboratory / Southwest Research Institute