Coelum Astronomia 231 - 2019 - Page 6

Più vicini al Big Bang grazie ai quasar

NOTIZIARIO

Coelum Astronomia

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di Redazione Media Inaf – Media INAF

Sopra. Rappresentazione artistica di un quasar. Crediti: ESA

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Astronomy da Guido Risaliti (Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Firenze e associato INAF presso l’Osservatorio Astrofisico di Arcetri) ed Elisabeta Lusso (Centre for Extragalactic Astronomy, Durham University) ha permesso per la prima volta di misurare l’espansione dell’universo spingendosi indietro nel tempo fino a circa un miliardo di anni dopo il Big Bang.

Il risultato è stato possibile grazie allo studio dell’emissione in banda X e ottica dei quasar – le sorgenti più luminose dell’universo, prodotte dai dischi di gas in caduta su buchi neri giganti nel centro delle galassie. I due ricercatori hanno utilizzato un enorme database che raccoglie circa 500.000 quasar, osservati in luce ottica nell’ambito del progetto Sloan Digital Sky Survey (SDSS). Di alcune migliaia di questi oggetti è stata analizzata anche la luce in banda X, osservata dal Telescopio Spaziale XMM-Newton dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Il nuovo metodo sviluppato dagli autori di questo studio permette di valutare le distanze dei quasar dal confronto fra la loro emissione X e quella ottica.