Coelum Astronomia 230 - 2019 - Page 79

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superare anche di mille volte quella del Sole quieto, esse vengono chiamate radio burst.

Le più importanti per il loro utilizzo nel campo della meteorologia spaziale sono i cosiddetti radio burst di tipo II, che avvengono in associazione con brillamenti e CME, la cui velocità supera localmente quella del plasma coronale. L’onda d’urto associata al fenomeno eruttivo accelera fasci di elettroni che quindi eccitano onde di plasma, che a loro volta si convertono in onde radio, a una frequenza, detta di plasma, che dipende solamente dalla densità elettronica. Man mano che l’onda d’urto si propaga lontano da Sole, la frequenza dell’emissione subisce una progressiva diminuzione, a causa della decrescita della densità elettronica con la distanza. L’onda d’urto perciò eccita l’emissione radio a frequenze decrescenti col tempo, e il tasso di variazione della frequenza di emissione può essere usato per valutare la velocità dell’onda d’urto, dando la possibilità di stimare l’energia dell’evento e quindi l’entità dei possibili effetti sulla magnetosfera terrestre.

A sinistra. I cinque punti lagrangiani sono punti di equilibrio gravitazionale nel sistema cosiddetto a tre corpi ristretto, costituito dalla Terra, il Sole e un corpo di massa trascurabile quale una sonda spaziale. Il vantaggio di porre degli strumenti nel punto L5 è quello di poter vedere in anticipo la presenza di regioni attive potenzialmente pericolose sulla superficie del Sole, e poter meglio studiare la propagazione di tempeste solari dirette verso la Terra.

I progetti attuali di meteorologia spaziale

A questo punto sappiamo che abbiamo veramente bisogno di seguire e prevedere in modo affidabile ciò che avviene tra Sole e Terra. Per questo motivo si sono intrapresi progetti di collaborazione internazionale e le agenzie spaziali sono al lavoro per studiare missioni che forniscano un sistema di early warning (allerta precoce) per i fenomeni potenzialmente dannosi.

La maggior parte della conoscenza attuale su fenomeni quali le CME e le SEP, si basa su quanto è stato accumulato nei decenni passati da osservazioni fatte lungo la linea congiungente Terra-Sole. Fanno eccezione le indagini condotte con la missione STEREO. Ma questo non è il punto di osservazione più favorevole per studiare le CME che possono arrivare a Terra. Se potessimo invece osservare lateralmente i vantaggi sarebbero molteplici.

Il punto lagrangiano L5 del sistema Sole-Terra segue a 60 gradi il moto orbitale terrestre, e l’Agenzia Spaziale Europea sta studiando una missione da inviare su L5 a questo scopo. Una sonda posta in tale punto sarebbe capace, in maniera efficace, di tenere sotto controllo l’attività solare, individuando in anticipo i precursori di eventi potenzialmente pericolosi, prima che l’emisfero solare interessato appaia visibile dalla Terra. Osservazioni coronografiche da L5 possono anche fornire la velocità di propagazione delle CME che potenzialmente possono interessare la Terra, e questo è un ingrediente importante nella previsione del loro tempo di arrivo a Terra. Inoltre, le CIR possono