Coelum Astronomia 230 - 2019 - Page 71

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particolare del sottosuolo, che poggia su un ampio strato di roccia magmatica.

Un altro episodio risale al 2003. Tra il 28 e il 29 ottobre 2003 ci furono intensi brillamenti ed espulsioni coronali di massa, che provocarono le cosiddette tempeste solari di Halloween. Il fascino e l’aspetto delle aurore boreali visibili a basse latitudini negli Stati Uniti, fu accompagnato dalla compromissione dell’operatività di alcuni satelliti artificiali, da disturbi nelle comunicazioni e nel funzionamento del sistema GPS, nonché dall’aumento dei rischi per la navigazione aerea.

Se questi episodi hanno avuto una qualche conseguenza positiva, questa sicuramente è l’acquisita consapevolezza che la nostra civiltà tecnologica è molto fragile, sotto molti aspetti. Possiamo infatti domandarci: cosa faremmo se d’improvviso non riuscissimo più a comunicare al telefono, se la rete internet non funzionasse più o se addirittura non avessimo più energia elettrica? Un recente studio dell’Agenzia Spaziale Europea ha stabilito che il potenziale danno economico e sociale di un solo evento estremo di meteorologia spaziale potrebbe raggiungere i 15 miliardi di euro.

Ora sappiamo, però, che è possibile scongiurare per il futuro simili catastrofi, evitandone almeno in parte le conseguenze più distruttive, mediante una previsione precisa e tempestiva, e proteggendo opportunamente i sistemi esposti. Ciò conferisce ancora più rilevanza a questo tipo di studi.

Sopra. Immagine del Sole nell’UV Estremo (EUV) acquisita dallo spazio il 28 ottobre 2003 dalla missione SOHO; l’immagine mostra uno degli intensi brillamenti solari che furono poi responsabili della tempesta geomagnetica di Halloween. Crediti: NASA.

A sinistra. Un’immagine delle aurore sopra l’Europa settentrionale dell’ottobre 2003. Crediti: USAF/DMSP