Coelum Astronomia 230 - 2019 - Page 70

Dopo più di un secolo, quando forse la memoria degli effetti dell’evento di Carrington si era persa, le tempeste geomagnetiche assursero nuovamente all’onore delle cronache nel 1989.

Il 6 marzo, un forte brillamento di classe X15 fu osservato sul Sole, seguito il giorno 9 da un’espulsione coronale di massa. Tre giorni dopo, il 13 marzo, una forte tempesta geomagnetica interessò la Terra. L’evento fu di grandi proporzioni, anche se più modeste dell’evento di Carrington, il cui brillamento associato potrebbe essere classificato oggi come X45, quindi tre volte più intenso di quello del 6 marzo.

Si osservarono bellissime aurore boreali anche a basse latitudini, quali quelle della Florida e di Cuba. Ben più serie furono invece le conseguenze sulla nostra società. Nella provincia del Quebec, in Canada, un sovraccarico delle linee di distribuzione elettrica provocato dalle correnti geomagnetiche indotte, di cui diremo tra breve, portò all’interruzione della corrente elettrica, gettando nel buio in meno di due minuti oltre sei milioni di persone per circa nove ore, compromettendo la fornitura di alcuni servizi essenziali. In molti rimasero bloccati nella metropolitana e negli ascensori; per altri venne a mancare il riscaldamento.

Le correnti geomagnetiche indotte, o GIC, sono delle correnti secondarie che si manifestano a terra, a partire dalle fluttuazioni del campo geomagnetico. Infatti, la legge di Faraday stabilisce che a una variazione temporale di un campo magnetico corrisponda sempre una corrente elettrica indotta. Le GIC interessano soprattutto reti di conduttori, quali le reti di distribuzione dell’energia elettrica e le tubature di oleodotti o gasdotti. Nel caso del blackout avvenuto in Quebec, sembra che tali correnti siano state favorite dalla conformazione

Coelum Astronomia

70

di osservare dai cieli di Roma il 29 agosto 1859, poco prima dell’evento di Carrington. Forse fu la testimonianza di un caso di evento multiplo dalla stessa regione attiva: «Gli strumenti magnetici che fino al mezzodì precedente si erano mostrati disturbati, erano allora fortemente agitati; il declinometro oscillava rapidamente in archi di 10 in 12 minuti, cosa affatto insolita in Roma; e in proporzione vibrazioni maggiori facevano quelli d’intensità verticale e orizzontale. Alle ore 3 si è di nuovo ravvivata la luce, e il cielo è apparso in molti luoghi distinto de’ soliti raggi luminosi...».

Vorremmo a questo punto ricordare come Richard Carrington, benché reso famoso dalla sua attività di astrofilo, più volte avesse cercato di inserirsi nel mondo accademico dell’epoca, giungendo persino a offrirsi di acquistare nuovi telescopi per rinnovare la strumentazione dell’Osservatorio di Durham, offerta che però venne rifiutata. Oggi rimane la memoria delle sue osservazioni, che contribuirono a porre le basi per collegare attività solare, campi magnetici terrestri, tempeste geomagnetiche e aurore boreali.

Il blackout in Quebec del 1989 e la fragilità dei sistemi tecnologici moderni