Coelum Astronomia 230 - 2019 - Page 57

www.coelum.com

57

raccoglieva tutti i dati raccolti durante l’intera durata della missione, dunque in totale otto survey dell’intero cielo. Oltre ai dati in temperatura, conteneva anche i dati in polarizzazione, ma erano accompagnati da un’avvertenza. «Sentivamo che la qualità di alcuni dei dati di polarizzazione non era buona al punto da poterli impiegare per la cosmologia», ricorda Tauber. Ovviamente ciò non ha impedito di usarli per tale scopo, aggiunge, ma alcune delle conclusioni alle quali si poteva giungere all’epoca avrebbero richiesto ulteriori conferme, ed erano dunque da maneggiare con cautela.

Proprio in questo consiste la grande novità della release finale del 2018. Ora che il consorzio di Planck ha completato una nuova elaborazione dei dati, gli scienziati hanno adesso la certezza che sia la temperatura sia la polarizzazione sono determinate in modo accurato. «Finalmente possiamo elaborare un modello cosmologico basato esclusivamente sulla temperatura, o esclusivamente sulla polarizzazione, o infine sia sulla temperatura che sulla polarizzazione. E tutti e tre corrispondono», afferma Reno Mandolesi dell’Università di Ferrara e associato INAF, principal investigator dello strumento LFI (Low Frequency Instrument di Planck.

«Dal 2015 a oggi, altri esperimenti hanno raccolto ulteriori dati astrofisici, e nuove analisi cosmologiche sono state condotte, combinando le osservazioni della CMB a piccole scale con quelle di galassie, ammassi di galassie e supernove. Nella maggior parte dei casi hanno rafforzato i risultati di Planck e il modello cosmologico sostenuto da Planck», spiega Jean-Loup Puget dell’Istituto di astrofisica spaziale di Orsay (Francia), principal investigator dello strumento HFI (High Frequency Instrument) di Planck.

«Si conclude una missione di grande successo, che, fra i tanti obiettivi raggiunti, ha principalmente contribuito alla validazione del modello standard della cosmologia», commenta Barbara Negri, responsabile dell’Unità esplorazione e osservazione dell’universo dell’ASI.

A sinistra. Il cratere Von Karman (186 km di diametro) in cui è atterrato il lander Change'e 4, ripresa dal LRO della NASA. Si tratta di un mosaico di immagini riprese dalla LROC Wide Angle Camera prima dell'arrivo del lander. LRO dovrebbe al suo prossimo passaggio riprendere anche i due esploratori robotici cinesi. Crediti: NASA/GSFC/Arizona State University

La Luna che ci mostra sempre la stessa faccia...

La Luna ruota attorno alla Terra in quello che si chiama orbita sincrona. Il suo periodo di rotazione, attorno al proprio asse, si è “sincronizzato” con quello di rivoluzione, attorno alla Terra, e hanno entrambi lo stesso periodo. In questo modo la Luna risulta mostrare verso la Terra più o meno lo stesso lato (al netto delle cosiddette “librazioni” che ci permettono di sbirciare periodicamente porzioni di Luna solitamente nascoste, come ad esempio questo mese ci segnala Francesco Badalotti nella sua rubrica a pag. 138).

Da qui si capisce il perché del nome “lato nascosto” della Luna che però è spesso chiamato anche “lato oscuro”. Non perché sia davvero “oscuro”, buio e immerso nelle tenebre, ma perché semplicemente non è visibile dal nostro punto di osservazione dalla Terra. Così come il lato rivolto verso di noi ha le sue fasi, dalla parte opposta c’è ovviamente una fase complementare, quindi quando ci troviamo in fase di Luna nuova, il lato opposto sarà completamente illuminato dal Sole, viceversa quando noi vediamo una bella Luna Piena, il lato nascosto sarà effettivamente immerso nel buio. Meglio quindi definirlo lato “opposto” o “lontano” (come dicono gli americani, “far side of the moon”) o ancora “lato nascosto” della Luna.