Coelum Astronomia 230 - 2019 - Page 50

Coelum Astronomia

50

Nell’anno che segna il ritorno dell’attenzione di un po’ tutte le agenzie spaziali internazionali (in particolare di NASA ed ESA) verso il nostro satellite naturale, la Cina dimostra di non essere rimasta con le mani in mano, e incassa i primi punti di quella che, molto probabilmente, sarà l’era della colonizzazione della Luna. La missione Chang’e-4 (la quarta della generazione di sonde Chang’e) ha infatti raggiunto con successo tutti i primi obiettivi previsti dalla missione. Come si legge da un comunicato della CNSA (China National Space Administration), dopo aver effettuato con successo, il 3 gennaio scorso, un atterraggio morbido sul lato “nascosto” della Luna (la faccia che non viene rivolta verso la Terra), la quarta missione Chang’e ha completato con altrettanto successo tutti i primi compiti: la connessione con il satellite Queqiao per le comunicazioni con la Terra, l'avvio del payload (una mini biosfera), la separazione delle due unità (lander e rover) eseguendo le relative riprese fotografiche e, non meno importante, il risveglio dalla notte lunare. Dopo il completamento con successo dell'attività più ingegneristica, è ora il momento della fase di esplorazione scientifica, in cui lander e orbiter continueranno a monitorare le attività del rover.

Vediamo ora nel dettaglio le tre più importanti fasi di questo inizio di missione, l’atterraggio, i primi passi del rover e il primo esperimento biologico – contenuto nel payload della sonda – mai effettuato sulla superficie della Luna.

Perché lo studio dell’altro lato della Luna è così importante

La quarta missione del programma Chang’e, fa parte di un ben più esteso programma che porterà la Cina a installare un interferometro radio sul lato nascosto della Luna. I vantaggi li conosciamo: questa faccia della Luna non subisce l’interferenza della ionosfera terrestre e del relativo “traffico” di trasmissioni radio. Ci troviamo su un terreno che guarda verso lo spazio, come se fossimo sulla Terra ma senza… la Luna di mezzo, come invece accade per gli interferometri a Terra. L’amministrazione spaziale cinese si aspetta di raggiungere una serie di importanti risultati scientifici grazie a questo tipo di installazione.

Inoltre tutte le conoscenze acquisite per permettere le comunicazioni con una base posta sul lato nascosto della Luna avranno delle ricadute importanti su tutta la tecnologia aerospaziale, dalla gestione dei satelliti, alla colonizzazione del suolo lunare e sulle tecnologie derivate.

Non ultima per interesse è la possibilità di sondare le risorse disponibili sul suolo lunare: la Luna è ricca di minerali e risorse e l’utilizzo di questi è alla base dell’esplorazione umana e di un’eventuale colonizzazione del nostro satellite naturale. Sono tutte informazioni che la Cina vuole ottenere di “prima mano”, anche mettendosi – inutile negarlo – in competizione nei confronti di quella che è obiettivamente la principale e più avanzata agenzia spaziale mondiale, la NASA.