Coelum Astronomia 230 - 2019 - Page 45

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Sopra. Analisi dell'albedo e riflettività della superficie di Ultima Thule. Crediti: NASA/JHUAPL/SwRI

consente di distinguere tra le feature superficiali che descrivono la topografia, da quelle che invece ne descrivono la riflettività. Nonostante ciò, la prima cosa che balza all’occhio guardando le immagini a maggior risoluzione è la sostanziale assenza di crateri da impatto, grandi o piccoli, come se la superficie fosse giovane o avesse subito dei processi in grado di cancellare le tracce degli impatti subiti nel corso del tempo. Per confronto, i piccoli satelliti di Plutone, Nix e Hydra, che sono di poco più grandi di Ultima Thule, presentano una superficie con diversi crateri da impatto. Questo è dunque un fatto ancora misterioso.

A sinistra. Le immagini mettono a confronto una situazione tale per cui le differenti caratteristiche superficiali possono produrre lo stesso effetto visivo. In alto vediamo una caratteristica topografica (un cratere) mentre in basso delle caratteristiche superficiali di diversa riflettività (simboleggiate dalla presenza del pupazzo di neve) che comportano una diversa albedo. A destra invece, l’immagine propone una spiegazione per quanto riguarda il “colletto” che unisce i due corpi sferoidali che compongono Ultima Thule.

Crediti: NASA/JHUAPL/SwRI/James Tuttle Keane.