Coelum Astronomia 230 - 2019 - Page 155

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fulgidi astri con i quali delinea il grande pentagono celeste dell’Auriga, ecco che, non lontano, una rossa vampata di luce concentrata in un punto annuncia il sorgere di una stella che, di lì a poco, andrà a delineare l’occhio – infuocato di rabbia, verrebbe da dire – di una delle più belle e antiche figure che la mente umana riuscì a disegnare tra gli innumerevoli punti luminosi che popolano il firmamento: il grande Toro celeste.

comunque lo stesso significato.

Lontana 147 anni luce dal Sistema Solare, Ain è una gigante giallo-arancione di tipo K0 III (4.900 K) dalla massa e raggio rispettivamente 2,7 e 13 volte il Sole, valori che ne portano la luminosità intrinseca ad essere ben 97 volte maggiore di quella della nostra stella.

La più interessante caratteristica relativa a questa stella viene dal fatto di possedere un esopianeta. Scoperto nel 2007 a seguito di oscillazioni rilevate nella velocità radiale di Ain, ε Tau b, come venne inizialmente denominato, divenne il primo pianeta trovato all'interno di un ammasso stellare aperto. Questo è inoltre uno dei rari casi in cui a un esopianeta è stato attribuito un nome proprio: Amateru, proposto dall'Osservatorio astronomico giapponese di Kure, indicante luoghi sacri ad Amaterasu, dea del Sole nella religione shintoista. Amateru percorre un'orbita attorno alla sua stella madre lunga 645 giorni a una distanza di 1,93 UA, poco maggiore di quella di Marte dal Sole, che è 1,52 UA. La sua grande massa, stimata in oltre 7 volte quella gioviana, assieme alla temperatura, pari a 268° C, porta a concludere che possa trattarsi di un “super-Giove”, oggetti caratteristici per mantenere grossomodo le stesse dimensioni all'aumentare della propria massa (fino a 80 masse gioviane). Ciò comporta che la densità di tali oggetti, nonché la loro gravità in superficie, aumentano proporzionalmente alla massa: la gravità, infatti, comprime la massa del pianeta evitando che lo stesso aumenti in dimensione.

Le Aree Nebulari e T Tauri

Immagini a lunga posa o composite rivelano come le Iadi siano permeate da tenui filamenti nebulari. Quello sul quale l’ammasso stellare del Toro si proietta è solo uno di questi vasti sistemi situati a elevate latitudini galattiche, definite in gergo IFN (Integrated Flux Nebulae, nebulose a flusso integrato), più comodamente chiamate “cirri galattici”. La particolarità di tali strutture è quella di non essere illuminate da singole stelle ma al più dall'insieme delle stelle poste nelle loro immediate vicinanze. Essendo nebulose fondamentalmente non illuminate, la loro osservazione nella banda della luce visibile risulta pressoché impossibile, anche attraverso strumenti molto sensibili, motivo per il quale sono state spesso ignorate o, comunque, studiate con