Coelum Astronomia 227 - 2018 - Page 56

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A circa 30 ormai dalla scoperta del primo pianeta extrasolare, la ricerca di pianeti esterni al nostro Sistema Solare (per questo definiti “extrasolari” o “esopianeti”) sta vivendo in questi ultimi anni un vero momento di gloria, con un boom di scoperte rese possibili anche dalla sempre più nutrita flotta di Osservatori spaziali (e terrestri) impegnati con costanza in questa entusiasmante ricerca. Nel tempo sono emersi i profili di pianeti davvero particolari, con caratteristiche uniche e stravaganti. La speranza è sempre quella di riuscire ad individuare dei pianeti gemelli della nostra Terra, una ricerca che ha già dato i primi frutti sebbene risulti molto complessa, per via delle dimensioni ridotte dei pianeti rocciosi. Secondo i dati più aggiornati, sono esattamente 3.791 i pianeti extrasolari confermati, cioè pianeti la cui scoperta è da ritenersi scientificamente convalidata. Guardando al nostro Sistema Solare, una delle caratteristiche che più salta agli occhi è la presenza di un numero consistente di lune, a formare i sistemi complessi dei pianeti gassosi della regione esterna del nostro sistema planetario. Talvolta queste lune si sono dimostrare anche più interessanti dei pianeti stessi attorno cui esse orbitano. È lecito dunque chiedersi se anche attorno ai pianeti extrasolari possano orbitare dei satelliti. Ma, a fronte del gran numero di esopianeti individuati, che sappiamo trovarsi in orbita intorno ad altre stelle, non esiste in letteratura alcuna luna extrasolare, o esoluna, confermata, scoperta in orbita intorno ad almeno uno di quei 3.791 pianeti. Come mai?

Il motivo è semplice e cioè che scoprire lune extrasolari è molto più difficile che scoprire esopianeti! Se tali lune esistono, sono certamente più piccole e meno massicce dei pianeti.

Sono quindi difficili da trovare a causa delle loro dimensioni, minori rispetto al pianeta compagno ma anche perché cambiano posizione a ogni transito, orbitando intorno al pianeta. Inoltre, i pianeti candidati ideali ad ospitare esolune si muovono su grandi orbite, con tempi di transito lunghi e poco frequenti.

Ciò vuol dire che i due metodi principali con i quali vengono individuati i corpi planetari al di fuori del Sistema Solare  —  il metodo dei transiti e quello delle velocità radiali  —  non sono adatti a trovare segnali sufficientemente chiari della presenza di corpi minori come le esolune.

Ma la caccia alle esolune è appena stata aperta e non stupisce che questa prima candidata esoluna abbia dimensioni nettuniane, più facili da individuare.

Una rappresentazione artistica del Telescopio Spaziale Kepler, il cacciatore di esopianeti della NASA. Crediti: NASA