Coelum Astronomia 227 - 2018 - Page 46

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Queste stelle possono essere discriminate in base alla temperatura e all’intervallo di lunghezze d’onda di cui è composto il loro spettro di emissione. La temperatura per le stelle di tipo F varia fra 6.000 K e 7.500 K, quella delle stelle G tra 4.900 K e 6.000 K, per le stelle di tipo K fra 3.500 K e 4.900 K e infine per le stelle di tipo M tra 2.700 K e 3.500 K. Per avere un riferimento, la temperatura del Sole è pari a 5.777 K.

Molti studi hanno identificato nelle stelle M buone candidate per la ricerca di pianeti con condizioni compatibili con l’evoluzione della vita - almeno come la conosciamo noi. Infatti, essendo mediamente le più fredde dei quattro tipi indicati sopra, hanno una zona di abitabilità più vicina alla stella e quindi meglio indagabile con gli strumenti astronomici (più fredda è la stella più vicino deve essere il pianeta per poter mantenere, oltre al resto, l’acqua allo stato liquido). In più, le stelle M sono anche le più longeve e, considerato anche il loro alto numero, sono quelle ad avere statisticamente una probabilità più alta di ospitare pianeti attorno ad esse. Alcune di queste stelle raggiungono la veneranda età di quasi 10 miliardi di anni, lasciando quindi tutto il tempo alla vita di potersi sviluppare!

Pur rappresentando un limite inferiore, esiste anche un rovescio della medaglia. Le stelle di tipo M sono normalmente soggette a eruzioni di plasma chiamate flares, che sono parte integrante della natura di questi oggetti celesti e che risulterebbero fortemente dannosi per la vita. Inoltre, la componente non ultravioletta dello spettro delle stelle M è particolarmente debole, risultando un limite per i foto-processi prebiotici. Nonostante questo, però, rimangono fra i migliori candidati attorno a cui cercare la vita.

Violenti superflare flagellano i pianeti attorno

alle giovani nane rosse

Le stelle della categoria delle nane rosse sono il tipo più comune nell'universo: sono stelle di taglia piccola che possono vivere per numerosi miliardi di anni prima di esaurire il loro carburante. Proprio per via di questa loro longevità, gli ipotetici pianeti posti nelle loro orbite (almeno quelli abbastanza vicini da beneficiare del calore proveniente dalla stella) sono considerati luoghi privilegiati per lo sviluppo della vita. Tuttavia, un nuovo studio pubblicato recentemente su The Astrophysical Journal indica come queste stelle tendano ad essere piuttosto violente nei confronti degli inquilini planetari posti nelle loro vicinanze.

Secondo lo studio, le nane rosse, soprattutto le più giovani, emettono frequentemente dei superflare tra i più formidabili mai osservati, emettendo da 100 a 1.000 volte più energia rispetto alle loro controparti più anziane. Le emissioni di queste piccole e giovani stelle sono così potenti da surclassare di gran lunga i brillamenti medi del nostro Sole. Ovviamente si tratta di un problema non trascurabile per qualsiasi forma di vita tenti di svilupparsi sui pianeti posti nelle loro vicinanze, costantemente investiti da enormi flussi radioattivi.

Gli autori dello studio stanno ora conducendo una survey con il Telescopio Spaziale Hubble chiamata HAZMAT acronimo di "HAbitable Zones and M dwarf Activity across Time" ossia "Zone abitabili e attività delle stelle nane di tipo M nel tempo". «L'obiettivo del programma HAZMAT è quello di comprendere l'abitabilità dei pianeti attorno alle stelle di piccola massa», spiega Evgenya Shkolnik, principal investigator del progetto HAZMAT. «Queste stelle di piccola massa sono di fondamentale importanza per comprendere le atmosfere planetarie».

Tre stelle su quattro nella Via Lattea (ma probabilmente nell'intero cosmo) sono nane rosse, che vengono comunemente chiamate "nane di tipo M". Poiché queste stelle sono così abbondanti, gli astronomi ritengono che, statisticamente, la maggior parte degli esopianeti