Coelum Astronomia 227 - 2018 - Page 44

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Un Pianeta Abitabile

Nella accezione più comune, un pianeta abitabile deve disporre di acqua liquida sulla sua superficie e dei gas serra non condensabili tali da consentire al pianeta di mantenersi abbastanza caldo. Normalmente la triade più usata per i modelli di abitabilità è quella che vede l’atmosfera principalmente composta da N2, CO2 e H2O (azoto molecolare, anidride carbonica e acqua), supportata da un ciclo carbonati-silicati che funzioni da termostato naturale.

Questo però non basta: i fattori che influenzano l’abitabilità di un pianeta sono molteplici e di natura differente e coinvolgono anche il tipo di stella (quindi la sua dimensione e la sua luminosità) che dimora al centro del sistema. Anche la gravità del pianeta e la sua massa hanno un’influenza, per esempio sulla pressione atmosferica e sui fenomeni da essa derivanti. L’albedo - ovvero la capacità di una superficie di riflettere la luce - è funzione della sua composizione e della presenza o meno di ghiacci e ha un impatto indiretto sulla capacità del pianeta di mantenere una temperatura ottimale per la vita. Tutto questo concorre a identificare dei parametri che ci permettono di definire una fascia detta “di abitabilità”, in cui si verificano le condizioni adatte a ospitare la vita.

Sulla Terra sappiamo che il processo che ha portato alla nascita della vita ha richiesto circa un miliardo di anni. Per questo motivo, la ricerca dei pianeti extrasolari (e a maggior ragione la ricerca della vita) è indirizzata verso pianeti orbitanti attorno a quattro principali tipi spettrali di stelle: F, G, K ed M. Come mai? Perché il tipo spettrale è direttamente collegato al tempo di vita di una stella e, di conseguenza, alla possibilità che si formino pianeti longevi e stabili abbastanza da sviluppare la vita.

L’Earth Similarity Index (Indice di somiglianza alla Terra) è una misura di quanto un pianeta sia fisicamente simile alla Terra e in grado di ospitare la vita. La scala varia da un valore minimo di 0 fino a un massimo di 1, che è anche il valore associato alla Terra. L’ESI è una funzione che tiene conto del raggio, della densità, della velocità di fuga e della temperatura dell’oggetto in questione. Il valore minimo per entrare nella zona “Earth like” è di 0,8, ma secondo questa scala nel Sistema Solare non ci sono altri pianeti o satelliti in grado di arrivarci. Marte è ovviamente quello che si avvicina di più con 0,7. Parecchi pianeti extrasolari sono invece in grado di superarlo. Il valore più alto è attualmente detenuto proprio da Gliese 667Cc con 0,84. Per confronto, la Luna vale 0,56, Europa 0,26… e Plutone addirittura solo 0,075!

Earth Similarity Index

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