Coelum Astronomia 227 - 2018 - Page 38

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lavorato fino all’ultimo secondo possibile, ben oltre la durata prevista.

La camera a bordo ha ripreso con successo immagini durante la discesa, durante le manovre di salto e dai diversi punti di vista sulla superficie. Oltre alla fotocamera MasCam, Mascot ha utilizzato uno radiometro (DLR), un magnetometro (TU Braunschweig) e uno spettrometro dell’istituto di Astrofisica Spaziale francese, che hanno fornito dati su temperature, proprietà magnetiche e composizione dell’asteroide NEO Ryugu.

Ora Mascot è diventato un abitante stabile dell’asteroide, riposerà silente sulla superficie, ma come sempre il vero lavoro dei team scientifici che fanno parte della missione deve ancora cominciare. «La valutazione dei dati importanti è appena iniziata», afferma Tra-Mi Ho, project manager di MASCOT, del DLR Institute of Space Systems. «Impareremo molto sul passato del Sistema Solare e sull’importanza degli asteroidi vicini alla Terra come Ryugu. Oggi attendo con impazienza le pubblicazioni scientifiche che deriveranno da MASCOT e dalla straordinaria missione Hayabusa2 dei nostri partner giapponesi».

Hayabusa2 ha svolto infatti un ruolo cruciale nel successo di MASCOT. Non solo la sonda giapponese ha portato il lander sull’asteroide ma ha permesso, grazie a una pianificazione e un controllo precisi, i collegamenti di comunicazione per la trasmissione dei dati, in modo tale da permettere di ricevere le prime immagini il giorno stesso dell’atterraggio.

Prove tecniche di avvicinamento

Sulla sinistra i siti candidati in ultima analisi L08, L07 e M04. Il cerchio rosso, a destra, indica la regione denominata L08-B, risultata la più adatta tra le tre. L’immagine è stata ripresa dalla ONC-T (Optical Navigation Camera – Telescopic) da una distanza di circa 3 km il 12 settembre scorso, durante il test di atterraggio che, come sappiamo, non è andato a buon fine. Crediti: JAXA, University of Tokyo, Kochi University, Rikkyo University, Nagoya University, Chiba Institute of Technology, Meiji University, University of Aizu, AIST).

Il team giapponese della missione ha poi continuato l’analisi dei dati in arrivo dai rover e dalla sonda stessa, per cercare il punto migliore per iniziare la prossima fase della missione, la sonda infatti si sta allenando per tentare la discesa per il recupero di materiale appena sotto la superficie dell’asteroide, materiale primordiale conservato e trasportato dagli asteroidi fin dalle prime fasi di formazione del nostro Sistema Solare. Ma ecco i primi imprevisti.

Il 14 ottobre, la Jaxa annuncia il posticipo della prima discesa della sonda, dall’ottobre di quest’anno a dopo il gennaio del 2019. Le ragioni principali sono due: quanto si è scoperto della struttura e della composizione della superficie dell'asteroide e l’aumentata conoscenza delle reali capacità di guida e precisione della sonda.

Già avvicinandosi all’asteroide si è visto che la sua superficie risulta particolarmente irregolare, con grossi massi che affiorano e l’assenza di zone pianeggianti. Grazie poi anche a un’analisi preliminare dei dati di Mascot e dei Minerva II-1, è stata evidenziata la totale assenza di polvere. Praticamente Ryugu è uno scoglio spaziale, anzi

un agglomerato di scogli. Non solo, probabilmente

proprio la composizione inaspettata del terreno, e quindi la sua albedo, è il fattore che ha portato all’errore di misura della sonda nel primo test di discesa (TD1-R1), effettuato tra il 10 e il 12 settembre, in cui l’altimetro laser della sonda (LIDAR) è stato ingannato forse proprio dalla riflettanza del suolo, e non ha innescato il passaggio tra due modalità di misurazione dell’altitudine, da lontano e da vicino, del LRF (il Laser Range Finger, utilizzato dalla sonda per misure vicino alla superficie) obbligando la Hayabusa2 a fermarsi a 600 metri di altezza.

Tutto questo ha reso difficile la scelta dell’area per il primo touch down della sonda e richiesto ulteriori test per la strumentazione coinvolta nell’avvicinamento.

La zona di discesa richiede l’assenza di massi che sporgano più di 50 cm e tra le tre individuate in precedenza è stata scelta quella indicata dalla sigla L08-B. Purtroppo però l’area (che vediamo nel cerchio rosso nell’immagine sotto) ha un diametro di soli 20 metri… contro i 100 metri richiesti inizialmente. Non ampia quanto si sperava ma comunque al momento la miglior candidata.