Coelum Astronomia 227 - 2018 - Page 36

Gli strumenti a bordo sono quattro: oltre alla fotocamera e un radiometro DLR, uno spettrometro a infrarossi dell’Institut d’Astrophysique Spatiale e un magnetometro della TU Braunschweig

(vedi tutti i dettagli nello speciale Hayabusa2 pubblicato su Coelum Astronomia 226 di ottobre).

Il team del magnetometro è stato anche in grado di riconoscere, nei dati inviati da MASCOT, che lo strumento MASMAG era acceso e ha eseguito alcune misurazioni prima della separazione.

«Le misurazioni mostrano il campo relativamente debole del vento solare e i forti disturbi magnetici causati dalla sonda», spiega Karl-Heinz Glaßmeier della Technical University di Braunschweig. «Al momento della separazione, ci aspettavamo una netta diminuzione del campo di interferenza - e siamo stati in grado di riconoscerlo chiaramente».

Dopo l’esultanza del centro controllo per il successo del rilascio e dell’atterraggio del lander, è poi arrivata anche la soddisfazione per la conclusione della missione, durata poco più delle 16 ore previste: tre giorni e due notti su Ruygu.

Nella prima serata dello stesso giorno, infatti, alle 21:04 (CEST quindi anche ora italiana), le batterie si sono esaurite più di un’ora oltre a quanto previsto. Tutti gli strumenti hanno funzionato alla perfezione raccogliendo dati sulla composizione e la natura dell’asteroide in tre zone diverse, e i dati sono stati inviati alla sonda madre Hayabusa2 per essere ritrasmessi alla Terra.

Tre zone diverse per un lander? Si, come i Minerva-II, anche Mascot aveva al suo interno un meccanismo che gli ha permesso di effettuare tre salti, per analizzare diversi punti della superficie dell’asteroide, e anche questo espediente ha funzionato come doveva.

«Con Mascot è stato possibile, per la prima volta, esplorare la superficie di un asteroide, direttamente sul posto, e in mondo esteso» spiega Hansjörg Dittus, DLR executive board member per la ricerca spaziale e tecnologica. «Una missione come questa è possibile solo grazie alla collaborazione tra partner internazionali – mettendo assieme tutte le competenze e l’impegno».

Dopo l’atterraggio è stato quindi in grado di riorientarsi correttamente con un primo salto in modo automatico, ma finendo in una zona non favorevole alle analisi che doveva fare, un secondo salto effettuato invece dal controllo missione, l’ha invece portato in una zona più utile dove ha cominciato la sua raccolta dati.

La prima raccolta è durata un giorno e una notte di Ryugu. «In seguito siamo stati in grado di continuare le attività su Ryugu con una speciale manovra» spiega Ralf Jaumann, direttore scientifico di MASCOT. «Con una “mini mossa” abbiamo registrato una sequenza di immagini che verranno usate per generare delle immagini stereo della superficie dopo che era stata analizzata».

Durante le prime manovre Mascot si è spostato di diversi metri sulla superficie dell’asteroide, e alla fine, visto che le batterie avevano ancora energia residua, si sono azzardati ad effettuare un ultimo più grande balzo. Le operazioni si sono interrotte alle 21:04 anche perché in quel momento si sono interrotte le comunicazioni con la sonda madre, entrata nel cono di “silenzio radio” dovuto alla rotazione dell’asteroide. Al nuovo passaggio ormai le batterie di Mascot sarebbero state inevitabilmente esaurite, la sonda è quindi rientrata nella sua posizione standard a 20 chilometri dalla superficie. Mascot ha perciò lavorato fino all’ultimo secondo possibile, ben oltre la durata prevista.

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lavorato fino all’ultimo secondo possibile, ben oltre la durata prevista.

La camera a bordo ha ripreso con successo immagini durante la discesa, durante le manovre di salto e dai diversi punti di vista sulla superficie. Oltre alla fotocamera MasCam, Mascot ha utilizzato uno radiometro (DLR), un magnetometro (TU Braunschweig) e uno spettrometro dell’istituto di Astrofisica Spaziale francese, che hanno fornito dati su temperature, proprietà magnetiche e composizione dell’asteroide NEO Ryugu.

Ora Mascot è diventato un abitante stabile dell’asteroide, riposerà silente sulla superficie, ma come sempre il vero lavoro dei team scientifici che fanno parte della missione deve ancora cominciare. «La valutazione dei dati importanti è appena iniziata», afferma Tra-Mi Ho, project manager di MASCOT, del DLR Institute of Space Systems. «Impareremo molto sul passato del Sistema Solare e sull’importanza degli asteroidi vicini alla Terra come Ryugu. Oggi attendo con impazienza le pubblicazioni scientifiche che deriveranno da MASCOT e dalla straordinaria missione Hayabusa2 dei nostri partner giapponesi».

Hayabusa2 ha svolto infatti un ruolo cruciale nel successo di MASCOT. Non solo la sonda giapponese ha portato il lander sull’asteroide ma ha permesso, grazie a una pianificazione e un controllo precisi, i collegamenti di comunicazione per la trasmissione dei dati, in modo tale da permettere di ricevere le prime immagini il giorno stesso dell’atterraggio.