Coelum Astronomia 227 - 2018 - Page 135

prendono il nome di "stratificazione della ionizzazione" e dipendono dall'energia ionizzante della calda stella centrale, mentre le aree azzurre, le più interne, sono prodotte da un fronte ellittico in rapida espansione che, impattando contro gas emessi in precedenza, emette raggi X. La struttura dei gas più esterni, anch'essi in espansione, è costituita da un incredibile anello equatoriale rossastro (idrogeno) e da due lobi polari con caratteristiche condensazioni lineari ai margini. Relativamente alla caldissima nana bianca centrale, si ritiene che questa possa essere in realtà binaria: l'esistenza di un disco di accrescimento causato dal trasferimento di massa tra le due componenti del sistema potrebbe, infatti, aver generato i getti polari sopra descritti, che interagiscono con la materia precedentemente espulsa. Studiando l'emissione UV della nana bianca per un periodo di 6 ore, è stato possibile rilevare dettagli a grande scala nel vento emesso dalla stella, che ha portato quindi a definirne la velocità di rotazione in un range

compreso tra 54 e 108 chilometri al secondo.

Al di fuori della zona più luminosa è visibile una serie di cerchi concentrici che si ritiene essere stati generati quando la stella si trovava ancora nel ramo asintotico delle giganti. Questi anelli sono disposti in modo molto regolare, il che suggerisce che il meccanismo responsabile

della loro formazione si sia ripetuto nel tempo a intervalli regolari e con velocità di emissione simili. All’esterno, è presente un vasto ma debole alone di materia gassosa dal diametro di almeno 3 anni luce che circonda tutta la nebulosa visibile al telescopio. Secondo alcuni studi, si tratterebbe di materia espulsa dalla stella durante fasi di attività antecedenti alla formazione della nebulosa planetaria, tra 50 mila e 90 mila anni fa, mentre la parte centrale della planetaria, la più prominente, si sarebbe formata in un periodo compreso 10 mila e 1.000 anni fa. Una parte più luminosa dell'alone esterno, situata a 2' dal centro, si rende in realtà visibile con telescopi amatoriali da almeno 250 mm di diametro; nota come IC 4677, tale area è spesso erroneamente ritenuta essere una piccola galassia.

Sotto. Un bel filmato che fa uno zoom sulla nebulosa NGC 6543 “occhio di gatto”. Inizialmente è possibile notare la debole nebulosità che circonda l’occhio. Crediti: NASA, ESA, HEIC, NOT, Digitized Sky Survey 2, the Hubble Heritage Team (STScI/AURA) and Romano Corradi (Isaac Newton Group of Telescopes, Spain)

Aldhibah

Concludiamo quest’ultimo viaggio nelle vaste plaghe celesti del Drago approdando idealmente ad Aldhibah (ζ Dra). Il nome è di chiara origine araba, derivato dal termine Al dhi'bah (le “iene”). Tuttavia, essa è anche Nodus III, termine latino in chiaro riferimento al lungo e contorto corpo della bestia sputa fuoco. Splendendo di magnitudine +3,17, si colloca al quinto posto tra le stelle della costellazione in ordine di luminosità. Aldhibah A è una gigante azzurra di tipo B6 III (13.400 K), 2,5 volte più larga del Sole e dalla massa 3,5 volte maggiore, che irradia quasi 150 volte la luminosità. Nel 1981, gli astronomi Starikova e Tokovinin scoprirono un compagno ottico a soli 0,046” d'arco sul quale, però si sa ben poco. Un'ultima curiosità: Aldhibah è la stella polare settentrionale di Giove.

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